La Bhutto: "Sono i seguaci di Zia"

Pakistan: attentato contro l'ex premier, rimasta illesa. Una granata e un kamikaze fa strage: 139 morti e o 500 feriti. Benazir: "Attentato contro la democrazia, chiedo un inchiesta"

Islamabad - Sangue e violenza per il rientro dell'ex premier Benazir Bhutto in Pakistan. Almeno 139 persone sono morte e oltre 500 sono rimaste ferite nel peggiore attentato della storia del Pakistan. Il governo pachistano ha accusato i militanti islamici per l’attentato a Karachi. Due esplosioni in rapida successione hanno colpito il corteo della Bhutto in mezzo a centinaia di migliaia di sostenitori rimasti per strada anche di notte per dare il benvenuto all’ex primo ministro al suo rientro in patria dopo otto anni di esilio volontario.

"Opera di militanti islamici" Non ci sono state rivendicazioni, ma la polizia indaga su possibili collegamenti con le regioni tribali ai confini con l’Afghanistan che sono divenute focolai del sostegno ad al Qaida e ai talebani. "Senza dubbio è opera dei militanti e dei terroristi", ha detto il portavoce del ministero dell’Interno Javed Iqbal Cheema, precisando che è troppo presto per dire quale sia il gruppo coinvolto. Militanti legati ad al Qaida questa settimana hanno minacciato di assassinare Bhutto per il suo sostegno alla guerra degli Stati Uniti contro il terrorismo. A compiere l'attentato sarebbero, in particolare, i militanti filotalebani legati al signore della guerra Baitullah Mehsud. "Temevamo un attentato da parte dei seguaci di Mehsud e i nostri timori sono stati trasmessi al Partito Popolare (il movimento di Bhutto, ndr), ma loro si sono lasciati trascinare dalle esigenze politiche invece di prendere sul serio i nostri avvertimenti", ha spiegato Muhammad Mohtarem, responsabile della sicurezza delle provincia al confine dell’Afghanistan dove opera Mehsud, considerato legato all’organizzazione terroristica di al Qaida.

La Bhutto si è salvata "La prima esplosione è stata provocata da una granata. La seconda è stata l’attacco suicida", ha detto Manzoor Mughal, alto funzionario di polizia. "L’attentatore è corso in mezzo alla folla e si è fatto saltare in aria". Bhutto, che era a bordo di un autocarro, è rimasta illesa. L’attacco è stato uno dei più sanguinosi nella storia del Paese.

Morti poliziotti, giornalisti e sostenitori Tra le vittime ci sono poliziotti che scortavano l’autocarro, giornalisti e sostenitori. Il fotografo di Reuters Athar Hussain è rimasto ferito in modo lieve. Hussain, su un autocarro dietro a quello di Bhutto, ha detto che "una palla di fuoco" ha riempito l’aria. "C’è stata un’altra esplosione più potente, allora ho capito che era un attacco bomba". Il fotografo si è visto morire un cameraman davanti: "I corpi erano sparpagliati tutto intorno e i feriti chiedevano aiuto piangendo". Rehman Malik, assistente di Bhutto che era con lei sull’autocarro, ha detto che le esplosioni si sono verificate mentre l’ex premier stava riposando all’interno del veicolo. L’attentato ha avuto luogo subito dopo la mezzanotte, più di dieci ore dopo l’arrivo della Bhutto da Dubai.

Benizir: "Quuattro squadre suicide per colpirmi" L’ex primo ministro pachistano Benazir Bhutto ha detto di essere stata informata dai "servizi di un Paese amico" che "quattro kamikaze" avrebbero tentato di ucciderla, ma ha deciso di proseguire lo stesso con il suo programma al suo rientro in patria ieri. "Mi avevano informata di una squadra suicida di talebani dall’Afghanistan, una di talebani dal Pakistan, una di al Qaida e una qui a Karachi», ha detto la Bhutto, con una fascia nera al braccio, ai giornalisti radunati nel giardino della residenza di famiglia sul lungomare a Karachi, per una conferenza stampa che si è trasformata di fatto nel primo comizio, in diretta televisiva, dal ritorno dell’ex premier in Pakistan, dopo otto anni di esilio volontario. "Non accuso il governo... ma deve essere aperta un’inchiesta", ha detto la Bhutto, sostenendo che poco prima dell’attentato, al crepuscolo, le luci della strada si sono spente. La sua sicurezza ha chiesto che venissero riaccese per vedere eventuali attentatori, ma ciò non è stato fatto. L’ex premier, 54 anni, molto determinata e molto poco scossa dall’attentato, ha detto che "non ci faremo intimidire", dalla minoranza di estremisti e da questo "atto di gruppi settari", diretto "non contro di me", bensì "contro quello che rappresento, contro la democrazia, l’unità e l’integrità del Pakistan". La Bhutto, che ha detto resterà in patria per guidare il suo Partito popolare pachistano nelle elezioni parlamentari di metà gennaio, ha rivelato che 50 degli uomini dei suoi servizi di sicurezza sono fra i morti nell’attentato suicida contro il suo corteo. Tre sono morti sulla piattaforma del camion blindato, sul quale viaggiava anche lei, rimasta illesa.
Oltre ai due attentatori, ha detto la Bhutto, sono stati "trovati" anche un uomo armato e un altro con un giubbetto esplosivo.