«Biagi, un milanese vero anche se d’adozione»

In tanti hanno voluto rendere omaggio ieri al giornalista. Molti volti noti ma anche gente comune

Ci sono tre libri fitti di firme nella camera ardente allestita per Enzo Biagi in via Quadronno. Autografi di volti noti accanto a nomi e cognomi di gente comune arrivata fin qui per scrivere semplicemente «grazie», «grazie per averci aiutato a capire». Come Angela Maria una signora con i capelli bianchi che ieri s’è infilata il suo piumino e da San Donato è venuta apposta per stringere la mano alle figlie e dire che lui «non era un grande giornalista ma una grande persona». Persone così. Come Rita e Ilda che hanno lasciato vicino a lui un cartello con la scritta «Sei stato per noi un maestro di vita». «La mia presenza qui, oggi, è in segno di affetto della città di Milano per un vero milanese - ha detto il sindaco Letizia Moratti arrivata a rendere omaggio al giornalista -, una persona che amava la nostra città e che ha saputo interpretare lo spirito più profondo di Milano». «È stato una voce importantissima nel giornalismo italiano che ha saputo interpretare la libertà di informazione con grande schiettezza e con profonda umanità. Un milanese di adozione, diceva che chi vive e lavora a Milano, è milanese. Quindi va un ringraziamento a Biagi per aver saputo esprimere il senso vero di essere milanese». Al sindaco è stato anche chiesto se il celebre giornalista verrà sepolto al Famedio: «Parleremo con la famiglia per capirne le volontà», ha risposto. Intanto Vittorio Sgarbi ha annunciato di volere chiedere di intestare a lui una strada di Milano. «Non è che io abbia sempre condiviso tutte le sue idee e opinioni, ma con lui ho sempre avuto un confronto molto aperto», ha commentato il presidente della Regione Roberto Formigoni. «Più che l’ultimo ricordo vorrei ricordare il primo - ha detto Formigoni -, eravamo all’inizio degli anni ’70 in uno dei primi meeting di Rimini dove lo invitammo con Gianpaolo Pansa. Fu un bellissimo incontro perché entrambi dimostrarono che si può essere grandissimi giornalisti pur conservando la passione di parlare ai giovani, di raccontare le vicende della vita». «Il nostro è sempre stato un confronto fra persone diverse ma che si stimavano reciprocamente, come è giusto che sia, perché questo Paese ha bisogno che ognuno sia se stesso, con le proprie idee, con le proprie esperienze, ma sempre rispettoso degli altri». Coerenza ricordata anche dal cardinale Tettamanzi: «Era un grande giornalista che nell’esercizio della professione ha saputo essere sempre coerente con se stesso. Non forzava i toni delle notizie ma aveva uno stile determinato, puntuale e insieme rispettoso proprio di chi vuole capire a fondo gli eventi e cercare la verità». Certamente un «mostro sacro del giornalismo» come ha detto il presidente della Provincia Filippo Penati, «un uomo che ha vissuto il mestiere di giornalista come vera missione civile, al servizio dei valori in cui credeva».