Biagi non vuole le donne in politica ma viene zittito: «Sei fuori tempo»

Guido Mattioni

«Un tempo le signore si dedicavano al ricamo. La signora Letizia ha scelto la politica». C’è quasi la stessa indignazione delatoria dell’insopportabile Enrico, l’«io narrante» del libro Cuore, in queste parole di Enzo Biagi riportate martedì dal quotidiano Repubblica. Quasi che per lui la neoeletta sindaco di Milano (perché è lei, la Moratti, la Letizia di cui si parla) fosse un moderno Franti in gonnella, un gelido cuore di pietra capace di lasciare da soli a casa, senza cena, ma soprattutto senza il conforto e il decoro degli indispensabili centrini fatti al tombolo, il marito e i figli. Tanto che vien da chiedersi se le parole del decano dei giornalisti italiani - il quale ha anche marxianamente aggiunto che «la vittoria della Moratti è la vittoria dei padroni» - debbano attribuirsi a letture superate, all’anagrafe o soltanto a palese fegatosità. Abbiamo girato la domanda alle interessate.
«Mi spiace molto per Biagi, ma le donne possono continuare anche a ricamare, riuscendo tuttavia a ottenere risultati importanti in politica, nelle imprese o nel sindacato - commenta Renata Polverini, segretario generale del sindacato Ugl -. Io, per esempio, mi dedico alla cucina e alla casa, ma ciò non mi impedisce di riuscire a fare anche il mio lavoro all’Ugl, guarda caso proprio di un sindacato di destra, che dovrebbe essere maschilista, e che invece mi ha eletta con un consenso altissimo. E in proposito vorrei lamentare sia la scarsa presenza femminile nel governo Prodi, governo di sinistra, sia il fatto che alle sue donne il Professore abbia riservato perlopiù ruoli tipicamente femminili, mentre sarebbero in grado di occuparsi d’altro».
È il caso di Emma Bonino, responsabile del dicastero per il Commercio internazionale e le politiche europee. «Bene, sono molto contenta dell’elezione della Moratti e spero che sempre più donne di carattere lascino il ricamo per la politica - dice la battagliera esponente radicale -. Perché posso avere divergenze politiche con il neo sindaco di Milano, ma mi piacciono le donne come lei. Più ce ne sono, più ne trarrebbe beneficio l’intero Paese».
L’ex sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli, di Forza Italia, ammette: «È ormai da parecchio tempo che ho seri problemi a leggere Biagi, tanto è il fiele che trasuda dai suoi articoli nei confronti di chiunque sia di centodestra. Oltretutto non è la prima volta che attacca le donne in politica, dimostrando così di essere un recidivo. Penso che la risposta giusta sarà quella che gli darà proprio Letizia Moratti, amministrando da par suo Milano».
Il rifiuto del Biagi pensiero è evidentemente bipartisan, dato che anche l’ulivista Marilena Adamo, la donna più votata del centrosinistra alle comunali di Milano, reagisce sillabando «Questo-è-assolutamente-non-condivisibile. Il tono stesso non è condivisibile. Sarebbe come dire la riccona che fa politica per hobby. E allora? Anche se fosse? - si chiede la Adamo - Tra una signora della ricca borghesia che si dedica al ricamo e una che si dedica alla politica, la mia stima va senz’altro a quest’ultima».
Anche per la senatrice azzurra Elisabetta Alberti Casellati, ex sottosegretario alla Salute, quella di Biagi «è un’uscita decisamente fuori tempo e fuori luogo - sbotta -. Questo proprio in un momento in cui il mondo, e anche l’Italia, seppur con un certo ritardo, assistono all’emancipazione della donna in ogni campo. Con tutto il dovuto rispetto per le opinioni altrui, mi sembra che oggi sia giunto il tempo di giudicare le persone per le loro rispettive capacità e non in base al fatto che siano uomini o donne. Non capisco proprio l’atteggiamento di chi stratifica il mondo in questo modo. Forse è soltanto la proiezione di una mentalità che vuole organizzare tutto, ma a scapito della libertà».
«La verità è che Biagi parla di un mondo che non c’è più, e proprio per questo dimostra di essere ormai un uomo fuori dal tempo e che ha fatto il suo tempo taglia corto la deputata di An Daniela Santanchè -. Quanto al suo riferimento alla Milano dei padroni, è soltanto una conferma di quel che dicevo prima: si è anche dimenticato che quelle tensioni tra classi sociali non esistono più».
Sembra invece divertita, l’ex sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver, raggiunta telefonicamente mentre si trova sull’autobus. Noto luogo di perdizione per una donna sola, le facciamo notare. «Certo, sono già passata da tre conducenti maschi», sta al gioco lei, prima di prendere al volo il quarto accomiatandosi con ironia: «Trovo assolutamente deliziosa - è il suo commento - questa affermazione del decano delle tricoteuse giornalistiche italiane».