La Biagini come un barbone sulla panchina con il cane L’ex star ha difficoltà economiche, jeans strappati e scarpe di plastica «Sogno una casa di riposo, ma i miei 650 euro al mese non bastano»

Quasi una cosa informe, nascosta da un cappellaccio e coperta di stracci che un tempo erano stati dei vestiti. Quasi una cosa abbandonata, buttata là su una panchina, tra l’indifferenza e i clacson di una qualsiasi strada trafficata di Roma. Quasi una cosa brutta da guardare, da averne orrore o al meglio pena e poi tirar via. E dire che tra gli anni Sessanta e Settanta, proprio quella cosa lì - una donna, un tempo una bellissima attrice - è stata il sogno e il veniale adulterio in celluloide di tutti i maschi adulti italiani, ha scandito le affannose e interminabili notti bianche degli adolescenti in tempesta ormonale e si è soprattutto imposta come un prorompente, burroso e inimitabile monumento al sesso. Più dolce di Sofia Loren, infinitamente più calda della svedesona Anita Ekberg.
Isabella Biagini, all’anagrafe Concetta, romana de Roma, classe 1947, protagonista di una trentina di pellicole dai titoli eloquenti - da Mazzabubù... quante corna stanno quaggiù? (’71) a Il ginecologo della mutua (’77), passando da La cameriera seduce i villeggianti (’80) - che non hanno fatto giustizia delle sue ben più elevate potenzialità artistiche, è stata scoperta e fotografata dal settimanale Oggi così com’è ora. Appunto, come una barbona. L’hanno trovata su una panchina, poco lontano da quella che comunque è ancora la sua abitazione. Addosso una coperta, un maglione strappato e vecchi jeans, ai piedi un paio di scarpacce in plastica e sulla testa un largo cappello, quasi a voler nascondere quel volto oggi gonfio che insieme al resto - tanto resto! - è stato un chiarissimo, per nulla oscuro, oggetto del desiderio. Al collo, come una sciarpa, si teneva stretto il suo cagnolino.
«Mi sono informata per trovare una sistemazione in casa di ricovero, ma nessuno è disposto a prendermi - ha raccontato lei che in quadricromia patinata, sulla copertina di Playboy, carta estrema per ritornare nel giro, aveva reso ancor più torrido, quasi rovente, l’agosto del 1981 -. Per questo ogni tanto prendo su la mia coperta, il mio cane e me ne vado per strada. Diciamo che mi sto allenando per quella che potrebbe essere la mia vita futura, una vita da barbona», ha aggiunto con quella sua voce che è stata inconfondibile, argentina, da svampita autentica, così naturale da averla potuta prestare in doppiaggio, rendendole senz’altro merito, anche alla numero uno del genere, Marilyn Monroe. «Ora la gente passa e dice: “Guarda com’è ingrassata la Biagini”. Sfido chiunque a non ingrassare quando la sola cosa che puoi permetterti, con 650 euro di pensione al mese, è un piatto di pasta», si è poi giustificata con chi la intervistava.
Una vita del resto mai facile, la sua, scandita com’è stata dal dolore. Tre matrimoni falliti, tante relazioni sbagliate e su tutti gli strazi, il più atroce è stato la morte della figlia Monica, scomparsa nel 1999. Lei ne aveva anche parlato, in una recente quanto estemporanea apparizione in tv, dicendo «ogni giorno cerco di farmi sempre più forte, perché penso che ci sono mamme che hanno perso figli anche più giovani della mia, che ne aveva 36, di anni. Penso a Tommy, il bimbo di Parma, ai fratellini di Gravina e a Denise Pipitone che non è più tornata a casa. Allora le lacrime mi si asciugano e la solitudine inizia a farmi compagnia». Detto così, col cuore. Perché sotto quel corpo, c’è sempre stato un cuore.