Dalla «Uno bianca» alla br Banelli

La presidente del Riesame fu contestata anche per la scarcerazione di un gruppo di anarchici

da Bologna

Clementina Forleo e Liviana Gobbi sono due donne giudici, la prima all'ufficio del gip di Milano, la seconda al tribunale del Riesame di Bologna. Entrambe sono finite sotto i riflettori per due sentenze che hanno diviso e dividono, entrambe sono accusate di avere scagionato sospetti membri di cellule legate ad Al Qaida, sospetti reclutatori di kamikaze. E, soprattutto, di avere giustificato il terrorismo islamico in zona di guerra, ribattezzandolo «guerriglia» (Forleo) o «milizia combattente» (Gobbi). Parole pesanti scritte nero su bianco nelle motivazioni delle loro contestate sentenze. Al contrario della più giovane collega milanese, però, finita sui giornali anche per avere «difeso» un immigrato che non aveva pagato il biglietto del metrò dall'intervento «troppo rude» di alcuni agenti di polizia, Liviana Gobbi, 50 anni, è tutt'altro che una toga d'assalto: riservatissima, poco impegnata sul fronte politico, molto stimata nell'ambiente giudiziario bolognese, anche gli avvocati parlano di lei come di un ottimo giudice, di grande esperienza, severa ma attenta alle istanze di tutti. Ma qualcuno, ieri, nell'ambiente della Procura si faceva sfuggire un «incredibile» a commento della sentenza firmata dal collegio di giudici del Riesame che lei presiedeva, anche se a scrivere materialmente la sentenza è stato un altro collega. Nel suo passato non ci sono molti altri atti clamorosi: fu giudice a latere in Assise, con il presidente Libero Mancuso, nel processo di primo grado contro la banda di poliziotti della Uno Bianca; poi, nove anni fa, è approdata al tribunale del Riesame. Recentemente ha presieduto diverse udienze delicate al Tribunale della Libertà, prendendo decisioni anche contestate: nel giugno di un anno fa annullò l'arresto di sette giovani finiti in manette come membri di un gruppo anarchico ritenuto responsabile di una lunga serie di attentati incendiari e dinamitardi in tutta Italia. Contro la sua decisione fece ricorso anche la Procura di Bologna, che tuttavia perse. Fu ancora da un collegio presieduto dalla Gobbi, nel maggio del 2005, che, su ricorso della Procura, arrivò la concessione degli arresti domiciliari a Cinzia Banelli, la pentita delle nuove Br rispedita a casa per accudire il figlio appena nato. Questa volta, invece, sui sospetti terroristi islamici la Procura ha già deciso: non ci sarà ricorso in Cassazione.