Bianchi cambia le regole e promuove direttore l’ex compagno di scuola

A esecutivo già caduto, il titolare dei Trasporti crea una nuova poltrona per l’amico. Fra le nomine di fine stagione anche il braccio destro del vice De Piccoli e il cugino di un dirigente

da Milano

Chiamatelo spoil system postumo. Perché il governo sarà pure caduto, ma intanto ancora per un mese è in carica, e non è che si possa andarsene così, senza aver mantenuto le promesse. E allora bisogna immaginarselo il ministro Alessandro Bianchi, che i trasporti li ha gestiti in una sorta di inno al vivere con lentezza, non fosse altro che per il boicottaggio dell’alta velocità in nome del suo esser comunista italiano, scatenare in questi giorni la lunga chioma bianca in una corsa contro il tempo.
Il decreto delle ultime nomine è già pronto, manca solo il sigillo del Consiglio dei ministri. Trattasi di quattro nomi che hanno fatto incarognire non poco gli altri funzionari del ministero. C’è il capo della segreteria tecnica del viceministro Cesare De Piccoli, Enrico Maria Pujia, dicono sia giovane e non abbia ancora ricoperto incarichi di rilievo, tanto da trovarsi al settimo posto partendo dal fondo nella classifica dei dirigenti. C’è Enrico Finocchi, cugino dell’attuale capo del dipartimento dei Trasporti terrestri Amedeo Fumero, che dovrebbe andare a dirigere il Trasporto ferroviario. C’è Virginio Di Giambattista, amico e vice di Amedeo Gargiulo, il direttore generale dei Sistemi di trasporto a impianti fissi: Gargiulo passa al dipartimento della Navigazione, Di Giambattista prende il suo posto.
E poi c’è Giampaolo Basoli, che fa caso a sé. Perché Basoli è un ex compagno di scuola del ministro, oltre che attuale suo vicecapo di Gabinetto. Solo che non ha mai superato il concorso per diventare dirigente, e oggi è un semplice funzionario, avendo mantenuto il ruolo che ricopriva all’ex direzione generale dell’aviazione civile, transitando poi all’Enac. La sua nomina era già stata prevista e inserita in un decreto che aveva ottenuto il via del Consiglio dei ministri. Ma la Corte dei conti l’aveva rispedita al mittente, perché ancora non esisteva la direzione, quella alla Pianificazione internazionale, che Bianchi intendeva affidare a Basoli. Oggi quella funzione è stata creata, e il ministro ci riprova.
E qui c’è l’altro aspetto di una vicenda in cui più del «chi» può il «come». Càpita infatti che i nuovi salti di carriera siano stati decisi quale atto finale della scissione, voluta dal governo Prodi, del vecchio ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture in due dicasteri, l’uno affidato a Bianchi, l’altro ad Antonio Di Pietro. Peccato solo che, sempre su indicazione del governo Prodi, le due deleghe fra un mese verranno probabilmente riunificate. Come che sia, senza il regolamento del nuovo ministero che fra un mese non esisterà più, le promozioni di questi giorni sarebbero illegittime, perché, in base a una circolare del premier del 29 gennaio, in questa fase possono essere effettuate solo le nomine strettamente necessarie alla «continuità amministrativa», e cioè in caso ci siano posti vacanti. Ebbene eccoli, i posti vacanti, li individua il regolamento, varato il 9 febbraio scorso, a governo già caduto. Tutto legittimo.
Resta da segnalare che persino Di Pietro è riuscito a far meglio. Lui, non solo non ha nominato nuovi dirigenti, ma a scanso di equivoci il 7 febbraio scorso ha emanato un decreto in cui dice che qualunque incarico verrà affidato solo dopo un confronto fra i curricula dei candidati, secondo un principio di trasparenza. Bianchi, se i curricula li ha, li tiene gelosamente nel cassetto.