Bianchi Clerici: «Fiction rozza e demagogica»

Il consigliere Rai Bianchi Clerici: «L’anno scorso ho votato contro il progetto di “Butta la luna”: non mi convinceva»

da Milano

A lei già l’anno scorso non era piaciuta. In consiglio di amministrazione Rai era stata l’unica a votare contro il progetto. Il consigliere in quota Lega Nord Giovanna Bianchi Clerici, dopo avere ascoltato le polemiche sulla fiction Butta la luna, in onda da ieri sera su Raiuno per otto puntate, non può che trovarsi d’accordo con chi bolla la serie Tv di «buonismo», come hanno fatto Jole Santelli, responsabile dell’immigrazione per Forza Italia, Italo Bocchino di Alleanza nazionale e Roberto Cota, sempre della Lega. In sostanza i tre esponenti politici, dopo la presentazione in grande stile alla stampa ma senza che fosse andata ancora in onda, hanno innescato la polemica: «Non c’è peggior razzismo di chi considera il culturalmente diverso con condiscendenza», ha detto ad esempio la Santelli. «Fare un affresco sociale senza tener conto delle paure dei cittadini rischia di essere un’opera di servizio alla sinistra», ha incalzato Bocchino. Il ministro Giuliano Amato, presente alla conferenza stampa, ha ricordato invece che la Tv, con operazioni come queste, può «contribuire a liberarci dai pregiudizi e a percorrere la strada dell’integrazione». Nella serie si racconta la vicenda di una ragazza nigeriana interpretata da Fiona May che s’innamora di un italiano da cui ha una figlia, che prende dal papà la carnagione bianca. Lui non vuole riconoscere la bambina e lei viene in Italia dove, aiutata da vari personaggi di buona volontà, affronta i pregiudizi legati al colore della sua pelle.
La Bianchi Clerici, che si riserva comunque di vedere la serie in televisione prima di dare un giudizio definitivo, l’anno scorso, quando gli è stata sottoposta la trama, l’ha giudicata superficiale e non curata. «Dalla scheda - spiega - risultava in effetti una sceneggiatura grossolana e priva di spessore, che non rispecchiava tutta la problematicità che comporta l’integrazione razziale, con un eccesso di buonismo e soprattutto di demagogia». «Bisogna ricordarsi - aggiunge - che in Italia la questione dell’immigrazione non riguarda la presenza di un pregiudizio razziale, ma questioni concrete, come lavoro, scuole, criminalità e soprattutto rispetto delle nostre regole, abitudini e identità da parte di chi arriva nel nostro Paese». «Forse una fiction - conclude - dovrebbe mettere in luce questi aspetti quotidiani e avere meno sapore di soap».\