Bianchi ha «fermato» Prodi Ma il premier non demorde

Domani vertice decisivo con il presidente Sarkozy D’Alema da New York «controlla» Palazzo Chigi

da Roma

«Non so se ci sono tutti gli elementi per prendere una decisione. Io sento che c’è l’esigenza di studiare meglio le proposte e questo può richiedere qualche giorno di tempo». Roma, 18 dicembre, è quasi mezzogiorno quando il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, informalmente stoppa il blitz del presidente Prodi per consegnare Alitalia ad Air France-Klm attraverso il presidente della compagnia Maurizio Prato, impegnato a convogliare il cda verso la compagnia transalpina.
Solo in serata l’esecutivo farà sapere che le parole dell’esponente comunista rappresentano la visione prodiana. Che cosa è successo nel frattempo? Perché Prodi e Padoa-Schioppa hanno deciso di temporeggiare? Sicuramente la presenza di Carlo Toto, presidente di Air One, nei palazzi della politica ha avuto il suo peso, ma anche il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, da New York si è fatto sentire. Così come ha influito la moral suasion dei partner finanziari che accompagnano Ap Holding, in particolare Intesa Sanpaolo, Goldman Sachs e Morgan Stanley.
Ma è sempre alle parole di Bianchi che bisogna tornare per comprendere come la strada per il Professore si sia fatta più in salita. «I sindacati - ha detto - vogliono essere informati per tempo di quali decisioni si prenderanno. Saranno da noi domani pomeriggio». La convocazione e la minaccia di nuovi scioperi hanno indotto Prodi a non cercare di forzare la mano come avrebbe voluto fare in un primo tempo e anche le telefonate giunte da Oltreoceano lo hanno convinto.
Certo, domani Prodi avrebbe voluto suggellare l’avvio della trattativa in esclusiva direttamente con il presidente francese Nicolas Sarkozy. Non sarà così, ma il capo dell’Eliseo di certo si farà forte delle rassicurazioni ricevute dal premier in persona e pretenderà il rispetto della parola data. Eppure la cautela del vicepremier Francesco Rutelli avrebbe fatto pensare a un percorso meno accidentato. «Se Air France vuole Alitalia deve dimostrare che vuole fare gli interessi del nostro Paese», ha commentato.
Perché allora quelle sette ore intercorse tra le dichiarazioni di Bianchi e l’accettazione del fatto compiuto da parte della presidenza del Consiglio? Perché la riunione di circa quattro ore del cda Alitalia se era nell’aria un rinvio? La risposta è semplice: fino all’ultimo non si era persa la speranza nel colpo di teatro e solo la minaccia di conseguenze più gravi dei soliti «mal di pancia» nella maggioranza ha fatto recedere la presidenza del Consiglio dai suoi propositi. «Segnale positivo», hanno replicato al rinvio con un’unica voce le organizzazioni sindacali, tutte dalla parte di Air One. Ma oggi è già un altro giorno e il lavoro sotterraneo continuerà su tutti e due i fronti. E il Parlamento che cosa fa? «Siamo qui a fare i passacarte del governo», si è rammaricato Egidio Pedrini (Idv).