Bianchi, ritorno con beffa A Torino gli vengono i 5 minuti

Ritrova la serie A proprio contro la squadra che aveva rifiutato. E finisce subito espulso

da Torino

Aveva detto che non avrebbe patito i fischi della curva Maratona: «Facciano pure, se vogliono. Io ho la coscienza a posto: ho scelto la Lazio perché mi ha dato certezze sul futuro come il Toro non ha saputo fare». Il caso - che in questi casi ci vede benissimo, un po’ come la sfortuna - ha poi voluto che uno degli uomini più contesi di questo calcio mercato dovesse affrontare proprio il Toro nel giorno del suo ritorno in serie A. Rolando Bianchi sognava però un altro tipo di esordio: ha cominciato in panchina, perché Delio Rossi ha preferito affidarsi ai consolidati Rocchi e Pandev, è entrato in campo accolto da ululati che nemmeno i gladiatori ai tempi dell'antica Roma, e lì ci è rimasto giusto il tempo di farsi insultare in maniera anche pesante dai tifosi granata.
E quindi: una manciata di secondi e primo fallo cattivo su Lazetic a metà campo. Immediato il cartellino giallo sventolatogli sotto il naso da parte dell'arbitro Rizzoli: poi una mezza rissa e da tutto lo stadio gli inviti ad andare a quel paese e magari anche peggio. Un paio di minuti più tardi, la Lazio riprova ad avvicinarsi all'area di rigore granata: Rizzoli non se ne accorge, ma Di Loreto rifila una «carezza» al muso del signor Bianchi che infatti si porta la mano al volto temendo il peggio. Nulla di che, fortunatamente. Solo che i nervi a quel punto erano già pressoché saltati. Con la palla in aria, soprattutto per chi si è abituato al calcio inglese, tutto può succedere. E tutto succede, in effetti: salta Paolo Zanetti e salta anche Bianchi. Con i gomiti alti, però: il granata finisce a terra, l'arbitro è a due passi ed estrae prima il giallo e poi il rosso. Spogliatoi dopo cinque-minuti-cinque, doccia e popolo granata contento: il «traditore» è stato punito, non solo non ha fatto loro del male ma ha anche fatto la figura del fesso. Lui che avrebbe potuto diventare l'idolo della Maratona, lui che sembrava avere scelto il Toro ma che poi, nel volgere di poche ore, ha cambiato idea preferendo l'aquila della Lazio. Il Toro ci è rimasto male. Malissimo, anzi. Anche se poi smentite, ci sono state voci di litigi furibondi tra il presidente Cairo e il suo direttore generale Antonelli. Dall'altro lato, Lotito ha potuto beneficiare di un'apertura di credito da parte di una tifoseria che ha smesso di amarlo ormai da un po'.
Nel nome di Bianchi, insomma, è successo di tutto. E ieri l'Olimpico di Torino era un ribollire di passione e anche di astio: Lotito ha fatto il pieno di insulti, è stato invitato poco gentilmente a pagare le tasse, quasi aggredito da un vecchietto un po' troppo arzillo e ha seguito la ripresa da un posto più sicuro che non fosse la normale tribuna. Cairo, unico ad aprire bocca a fine partita tra i granata, ha preferito non tornare sull'argomento e fare i complimenti al direttore di gara. Bianchi, in silenzio stampa come tutta la Lazio, se n'è salito sul pullman a pensare ai suoi primi cinque minuti di questa nuova avventura: soliti capelli lunghi, aria stranita e la faccia di chi è finito nel frullatore del calcio italiano. Bentornato.