Bianciardi il «bombarolo» della parola

Pier Francesco Borgia

Da un po’ di tempo, diciamo almeno da un lustro, si è fatta strada una convinzione largamente condivisa: gli anni Sessanta del secolo appena terminato rappresentano a livello letterario una sorta di piccolo Rinascimento. Nomi come Pasolini, Parise, Calvino, Manganelli, Testori e Gadda, vengono subito alla mente. Il loro lavoro ha reso sicuramente indimenticabili quegli anni. Accanto a loro, c’erano poi gli «allievi», quei minori cioè che sfruttavano la lezione dei maestri per sfondare il muro dell’indifferenza. Tra questi «minori» (ma è solo una comoda catalogazione che nulla ha a che fare, poi, con il merito) c’è anche Luciano Bianciardi, autore di molti titoli interessanti, il cui nome, però, viene associato al suo capolavoro: La vita agra (Rizzoli, 1962).
In questi giorni ricorre di Bianciardi il 35° anniversario della morte. E tale occasione è stata colta al volo dall’assessore capitolino alla Cultura Gianni Borgna che voluto patrocinare una giornata di studi per ricordare il letterato toscano (Bianciardi è nato a Grosseto nel dicembre del 1921 ed è morto a Milano nel novembre del ’71).
Da domani mattina alla Casa delle Letterature di piazza dell’Orologio verrà così ricordata la figura di quello che potrebbe più propriamente essere definito un «cane sciolto» dell’espressionismo letterario, piuttosto che un minore. La sua forte personalità, la sua ironia tagliente e a tratti feroce, la vivacità linguista senza pari (paragonabile solo alla maestria dei grandi come Gadda e Manganelli) hanno da tempo trovato un posto di rilievo nelle storie letterarie del Novecento. È tuttavia la complessità della sua figura di intellettuale che verrà rievocata nella giornata di domani. Scrittore militante, giornalista geniale, Bianciardi è stato anche protagonista di una delle stagioni più fertili dell’editoria milanese, collaborando con la neonata Feltrinelli (fine anni Cinquanta) e offrendo il suo raffinato contributo di traduttore per autori del calibro di Arthur Miller, John Steinbeck, Stephen Crane, Aldous Huxley e Saul Bellow. L’evento è curato da Maria Jatosti e vede la partecipazione di storici della letteratura (Giulio Ferroni), critici (Mario Lunetta e Goffredo Fofi), giornalisti (Beppe Sebaste e Pino Corrias, quest’ultimo autore di una toccante biografia dedicata a Biancardi, uscita per Baldini e Castoldi nel ’93), attori (Giovanna Ralli) e registi (Carlo Lizzani). Dalle 10 alle 21 (quando inizierà la proiezione del film tratto dal suo capolavoro e diretto proprio da Lizzani), i partecipanti proporranno letture di suoi scritti, testimonianze, ricordi e profili critici per rendere omaggio a un autore «onorato» dal primo «antimeridiano» dell’editoria italiana. Uscito nel dicembre del 2005 per le edizioni Isbn, il volume - che raccoglie gran parte della produzione di Bianciardi (dai primi racconti agli ultimi romanzi come La vita agra, La battaglia soda e Aprire il fuoco) - testimonia il grande interesse che il pubblico dei lettori e degli addetti ai lavori continua a nutrire per la sua irriverente esperienza letteraria.