Bianciardi non va alla guerra del Meridiano

Nel numero del Corriere della sera del 31 dicembre, nella sezione cultura, è apparso un articolo a firma di Stefano Bucci dal titolo «Bianciardi-Camilleri: la guerra del Meridiano». Tale articolo contiene alcune falsità e parecchie inesattezze che desidererei chiarire a beneficio di coloro che ci leggono. Dunque, l’articolo del Corriere prende le mosse da una mia intervista rilasciata a Luigi Mascheroni e apparsa su Il Giornale del 30 dicembre. In tale articolo, tra le altre cose, mi lamentavo del fatto che la Mondadori avesse dimenticato scrittori come Luciano Bianciardi e avesse dedicato invece un Meridiano a molti altri; tra questi ultimi avevo citato anche Andrea Camilleri: non perché io non stimi Camilleri, o non lo consideri un autore «degno» di un Meridiano (al contrario, la mia stima e la mia riconoscenza sono grandissime: in uno dei suoi racconti, mio padre viene citato, sia pur non direttamente, e ricordato come l’autore di un racconto nel quale si ribaltano i tabù del cibo e del sesso); semplicemente, nell’intervista cercavo di puntualizzare il fatto che solitamente un’«opera omnia» è un’operazione che si riserva preferibilmente e prioritariamente ad autori non più viventi. In ogni caso, non ho mai pronunciato la frase dai toni vagamente sprezzanti che mi viene attribuita nell’occhiello («la Mondadori preferisce un commissario a mio padre»). In secondo luogo, trovo assurda (e anche vagamente divertente) la definizione di «guerra del Meridiano» con cui si titola il pezzo: non vedo di quale guerra si tratti, né chi dovrebbe combattere con chi, né la ragione di un conflitto del genere, quasi ci fosse solo una possibilità: insomma, come se nei Meridiani ci dovesse essere spazio o per Camilleri o per Bianciardi, e che uno escludesse l’altro, come in un torneo a eliminazione diretta. Non vedo poi perché Salvatore Silvano Nigro (il curatore del Meridiano su Camilleri) dovrebbe sentirsi «sotto accusa»; lui ha fatto benissimo a curare il volume, peraltro molto bello, e il mio appunto non era assolutamente indirizzato a lui, né tantomeno a Camilleri, come ho già detto, ma teso a sottolineare la dimenticanza: non avevo nessuna intenzione, infatti, di «parlar male di Camilleri per parlar bene di mio padre». In terzo luogo, devo rilevare che il mio colloquio con Renata Colorni, che mi avrebbe «chiarito le ragioni per le quali Luciano Bianciardi e la sua opera non rientravano tra i progetti dei Meridiani» non è mai avvenuto. In realtà sono stata contattata una sola volta dai responsabili dei Meridiani per un racconto di mio padre da inserire nei Racconti italiani del ’900, e per il quale ho volentieri e in maniera del tutto gratuita concesso i diritti. Chiarito tutto questo, vorrei porre una domanda: l’autore dell’articolo ha avvertito la sacrosanta necessità di sentire che cosa ne pensassero Salvatore Nigro, Renata Colorni e Massimo Onofri (scrittore e giornalista) di tutta questa faccenda; ma perché non ha pensato di chiamare al telefono anche la sottoscritta?