Bianco, nero & Colore

Ho fatto la doccia. La mia prima doccia con acqua due punto zero. Ed è stato terribile. Sono uscito dal box con addosso la sensazione sgradevole di sentirmi ancora sporco, sudicio, maleodorante, persino radioattivo.
Ho bevuto dell'acqua. Per la prima volta in vita mia sono stato invaso dalla disgustosa sensazione di abbeverarmi a un fiume inquinato. Tipo canale della riviera che finisce in mare. Un vero schifo.
Ho indossato una camicia sporca. Appena lavata e stirata con cura eppure lurida, infestata da residui e sostanze che - mi assicurano - non allungano certo la vita. E l'ho portata per un giorno intero. Un vero pazzo.
Ho osservato quasi con disperazione mia moglie e mia figlia che impastavano acqua e farina per pizza e tigelle. Ho seguito nauseato il lento movimento con cui riempivano e versavano i misurini. Erano felici, sorridenti di cucinare per i loro uomini nel senso di papà e fratello. Ho a lungo pensato se non fosse il caso di avvisare almeno lui, il fratellino, per salvarlo dal disgustoso destino di dover mangiare quella pasta lievitata col veleno.
Ho accompagnato i ragazzi a prendere il gelato. Mi hanno fatto la finta. Pensavo di cavarmela senza intoppi con il gustosissimo derivato del latte e invece si sono fissati con la granita. D'istinto mi è scappato un «nooo l'acqua nooo» ad alta voce. La gelataia si è voltata. Anche i ragazzi. «Papà che c'è?» hanno domandato. «Niente» ho detto.
Non ho avuto cuore di raccontare loro la verità. Non ho svelato loro del tizio venuto a domicilio che per vendermi un depuratore a osmosi da 2000 euro starting price aveva immerso in bicchieri riempiti con diversi tipi di acqua (di rubinetto, del distributore comunale, del discount, della marca più cara) vari apparecchietti, dimostrandomi che i valori di conducibilità elettrica (?), residui fissi, di stronzio (ne aveva tantissimo anche lui) erano a livelli da Fukushima rispetto a quelli dell'acqua filtrata con osmosi. Ai ragazzi non ho detto neppure che dopo averlo accompagnato frettolosamente alla porta, sono sceso in giardino, ho aperto l'acqua, ho bevuto a canna e come un condannato a morte ho pensato... «Ma sì, che sia... e chissenefrega».