La Biancofiore: "Ora facciamo squadra per realizzare le riforme"

Elezione diretta del Presidente della Repubblica. La Task Force Italia
parte da questa proposta politica per serrare le file intorno al
premier, Silvio Berlusconi, e richiamare tutto il Popolo della Libertà
all’unità ed al sostegno del leader

Roma Elezione diretta del Presidente della Repubblica. La Task Force Italia parte da questa proposta politica per serrare le file intorno al premier, Silvio Berlusconi, e richiamare tutto il Popolo della Libertà all’unità ed al sostegno del leader. L’idea di ritrovarsi tra fedelissimi è venuta a Michaela Biancofiore, entrata in Forza Italia a 23 anni nel ’94 e da allora fan entusiasta e mai pentita del presidente del Consiglio. Sua l’idea di incontrarsi in pizzeria con gli altri fedelissimi «perché siamo gente semplice - dice - e la pizza l’abbiamo pagata di tasca nostra». Lo scopo è quello di ritrovare lo spirito del ’94, rilanciare l’idea che un cambiamento è possibile per il nostro paese ma solo con Berlusconi al timone, prolungando più a lungo possibile la sua leadership.
Onorevole Biancofiore, perché una task force Italia?
«Siamo stanchi di sentir parlare del dopo Berlusconi. Berlusconi c’è e noi vogliamo pensare a quello che si può fare di buono subito ed ora con questo governo, non “dopo”. Crediamo nel suo sogno di cambiamento con la stessa forza che avevamo nel ’94 perché quel sogno non è tramontato e noi non molliamo».
Noi?
«Siamo gli uomini e le donne del presidente. Si capisce dal nome no? Task force Italia. Una squadra di intervento».
E chi c’è in questa squadra?
«Prima di tutto Franco Frattini e poi Giorgio Stracquadanio, dal quale pure è partita l’idea con Deborah Bergamini. Ancora Isabella Bertolini. E poi la più giovane, Annagrazia Calabria, Paola Pelino. Siamo in tanti. la prossima settimana ci incontreremo pure con Mario Valducci. Frattini e Valducci con i suoi Club: due posizioni che confluiscono, la politica ed il movimentismo».
Una corrente dentro il Pdl?
«No, no. Noi non siamo in alcun modo una corrente. Non vogliamo dividere, vogliamo unire e siamo aperti a tutti. C’eravamo già tutti nel ’94, gente che ci credeva allora e ci crede ancora di più adesso. Siamo puliti e spendibili, lavoriamo sul territorio».
Dopo il caso Pennisi al Comune di Milano c’è chi evoca una nuova Tangentopoli...
«Rifiutiamo l’idea che il nostro sia un partito di tangentisti. Può esserci una pecora nera ma non c’entra niente con lo spirito del Pdl. Noi siamo quelli che hanno chiuso con la partitocrazia. E quella volontà di cambiamento non si è assopita. Siamo una squadra d’azione. Berlusconi ha bisogno di noi e noi vogliamo fargli sentire che ci siamo».
Berlusconi ha bisogno di voi: non vi sembra che questo possa apparire all’esterno come un segno di debolezza del premier?
«No. Vogliamo dire ai nemici, esterni ed interni del premier, che appunto Berlusconi non è debole e non è solo. È accerchiato nel senso che ci siamo noi che lo circondiamo con il nostro sostegno. Il nostro è un attacco concentrico per sostenerlo».
Nemici interni?
«Non dico ci siano. Ma nel caso ci fossero... Vogliamo far sentire al presidente che intorno a lui c’è un forte consenso. Se per caso qualcuno avesse preso una svista, vogliamo ribadire che nessuno può permettersi di scavalcare la leadership di Berlusconi. Ma non mettiamo in dubbio che dentro il Pdl siano tutti d’accordo con noi».
Proposte politiche?
«Elezione diretta del presidente della Repubblica. Poi raccoglieremo soprattutto le istanze della gente. Vogliamo mettere saldamente al centro la politica del fare».