Bianconeuro Da far invidia a Zamparini

Comunque vada sarà un insuccesso: che la Juve arrivi terza, seconda, quarta. L’idea di cacciare Ranieri a due (diconsi due) giornate dalla fine entra nel Guinness, impresa che metterà in serio imbarazzo Moratti e perfino un mangia allenatori come Zamparini. Una trovata del genere non è il simbolo di una crisi, già attestata da un paio di mesi (scusate, dove eravate quando parlavate di conti che si fanno alla fine?), ma la laurea al dilettantismo dirigenziale. D’accordo, questa non è più la Juve cardinalizia di Boniperti e neppure quella furba e prepotente di Moggi, qui ci sono solo rampolli nobili e dirigenti alle prime armi. Qui c’è John Elkann che parla, nel suo italiano all’inglese, e demolisce. Blanc e Cobolli che parlano eppoi si smentiscono. C’è Lapo che fa folklore. Manca gente che conosca il calcio e i suoi meandri.
Qualunque viandante del pallone avrebbe capito che il problema non era (solo) Ranieri, ma la Juve globalmente intesa: giocatori di valore medio-mediocre, nessun campione assoluto, vecchie glorie indisponenti o ingombranti, uno spogliatoio che pensava troppo ai fatti suoi, dirigenti che hanno fatto di tutto per creare la frattura, perfino una piazza poco lungimirante: tifosi, giornali e giornalisti che riescono a imporre la linea (tutti contro Ranieri) o a far perdere la testa alla società. Qui pare che la Juve stia per andare in serie B. Invece, male che vada, arriverà quarta e potrà giocarsi la Champions!
In realtà, avevano visto bene i bookmakers inglesi che, a luglio, davano “a tre” (quota bassa) l’esonero dell’allenatore e, dopo l’esclusione dalla coppa Italia, sono scesi a “due”. Insomma era la dirigenza che dava poca affidabilità, ancor prima dell’uomo della panca che tutti sapevano aver dei limiti. Ci sono due esempi in Europa che spiegano tanto: il Barcellona si è affidato a Pep Guardiola, un novellino, e guardate dov’è arrivato. Ma date un’occhiata anche alla sua rosa di campioni e ottimi giocatori. Il Chelsea ha ripreso a correre con l’arrivo di Guus Hiddink, un tecnico dal gran pedigree, ma confrontate la sua squadra con quella bianconera. Stona solo Quaresma (abbonato alla tribuna) che vale quanto Giovinco.
Insomma stavolta la Juve sfida tutto, anche il ridicolo. Se qualcosa non andava nello spogliatoio, serviva il pugno di ferro non un comunicato per ringraziare e salutare. L’arrivo di Ciro Ferrara non garantisce i quattro punti che servono per mantenere il terzo posto. Ma non è detto che, con Ranieri, la squadra non ne facesse sei. Il problema sta nella condizione fisica (colpa del tecnico) e nella mediocrità dei superstiti. Nedved e Iaquinta hanno qualità e la dimostrano sempre. Altri no. Da quando John Elkann ha chiesto di vincere 4 partite, la Juve non ha vinto più. Si era capito che l’ingegnere non aveva in gran simpatia Ranieri. E ieri l’ultima (o la prima) parola è stata la sua. Come lo sarà per il tecnico del futuro. Piace tanto Spalletti, un altro con controindicazioni.
Ferrara ha due partite per non rovinarsi la reputazione. Affidargli il futuro sarebbe ipotesi da trapezista senza rete. Con tutto il rispetto per il vice di Lippi. Ecco, appunto, su tutti torna l’ombra del grande Suggeritore. C’è da pensare male. Da quando il ct ha mangiato focaccia con Blanc, nella Juve si è sbriciolato tutto: certezze e classifica. Ed ora Ranieri entrerà nella storia, non tanto per una stagione e mezza (fino all’eliminazione in Champions) gestita da decente navigatore, ma per essere l’erede di Luis Carniglia: l’ultimo esonerato bianconero, 40 anni fa. Per ora siamo rimasti al bianconeuro.