Biasotti: «Burlando mi copia ma riesce a fare solo danni»

(...) figurarsi, gli operatori nemmeno riescono a mettersi d’accordo sul Multipurpose». La continuità, si diceva. L’elenco è lungo. Le fregate Fremm: «Burlando può aver fatto qualche telefonata, ma quella è stata una conquista del governo Berlusconi». L’Iit poi: «Che sia una mia conquista è eclatante. Burlando gli ha cambiato sede, da Quarto a Morego, ma questo è episodico». I sistemi integrati intelligenti, Sit: «Trattasi della società innovativa che ha portato a Genova Alcatel e altre grandi imprese, e l’abbiamo costituita noi nel febbraio 2005». E che dire del waterfront, suvvia: «Il mio obiettivo era restituire spazi alla città e triplicare il porto, certo l’aver dato a Riva per 90 anni le aree di Cornigliano vanifica il progetto». O di Erzelli,uno scempio: «Hanno trasformato quella operazione in una speculazione edilizia, edilizia residenziale non solo per chi lavorerà nel parco tecnologico ma fine a se stessa, tant’è vero che Renzo Piano se n’è andato».
Fra i punti di forza del suo governo poi, Burlando aveva citato l’albergo a cinque stelle che nascerà in Fiera, «decisione che prendemmo noi due anni fa», e Datasiel quale fiore all’occhiello della Regione, «e dire che ci criticarono ferocemente quando la rendemmo totalmente regionale risanandola». Per non dire poi dell’Università del gusto e di Slow Fisch e della Dop al pesto e dei distretti industriali e della Ferrania e del commercio e del recupero dei centri storici: «Burlando si è attribuito meriti miei». Che andrebbe pure bene, segnala Biasotti, se poi non ci fossero quele pèromesse non mantenute che, quelle sì, peseranno sui liguri. Altro elenco. Il lavoro stabile e sicuro: «Dopo un anno non ne ha creato, e ieri sono stato fermato dalle Rsu della Regione che lamentano promesse non mantenute». La floricoltura, Biasotti fa un minuto di silenzio e poi dice: «Dei fiori non c’è traccia, altro che Olanda, Euroflora ha registrato 100mila visitatori in meno».
La rabbia sale sulla Sanità, ha spiegato Burlando che l’aumento dele tasse non è bastato, il deficit permane. Biasotti: «Ora, io venivo da Marte, ma da loro, professionisti della politica, mi aspettavo che non lasciassero andare le cose allo sfascio». Allo sfascio come l’Amt, «eppure hanno aumentato la benzina apposta», e come le ferrovie. Ci sono poi i soldi che sarebbero dovuti andare in telecamere per la sicurezza e invece sono finiti in convegni, gli spazi pubblici per i giovani che chi li ha ancora visti, la sede della Regione a De Ferrari che «era la casa del Diavolo e la reggia dei misfatti e invece eccoli lì dentro anche loro, tutti zitti e contenti».
La critica più pesante è quella sul peso nazionale: «La Liguria ha perso tutte le materie di cui era capofila a livello nazionale, ruolo che serviva a non restare emarginata nella distribuzione dei fondi, dal turismo allo spettacolo, dal commercio alla portualità». Tutta colpa della debolezza di Burlando, «che pure è un ex ministro e vanta ottimi rapporti con i leader nazionali». «Voi dite che lavora tanto, io non so dove vada, Burlando: in consiglio regionale non c’è mai, a Roma se ci va non ottiene nulla». Il governo, per dire: «È una presa per il sedere dire che siamo contenti di avere dei funzionari liguri nei ministeri: ma chi abbiamo, il portinaio e l’usciere? la verità è che senza ministri e senza sottosegretari non conteremo più nulla. Eppure, a partire da Giuseppe Pericu, ne avevamo personalità da valorizzare».
Biasotti lancia poi le sue cinque sfide a Burlando, più una: «Voglio proprio vedere quanto litigherà con il governo». Non resta che guardare al futuro. «Un anno è già passato, gli altri quattro passeranno in fretta per fortuna». In mezzo ci sono le amministrative di Genova. Biasotti che voleva le primarie apre alla strada del confronto fra partiti per individuare un candidato. Dice che «qualche idea ce l’h», in generale vorrebbe un genovese candidato alla Provincia, «fu un errore candidare un foresto come Bagnasco», e un giovane non politico, meglio se donna, al Comune. Ci sono molte critiche alla giunta Pericu, dice, e quindi «la battaglia non è persa».