«Biasotti e azzurri, aiutatemi a sostenere questo governo»

Paola Setti

La Regione nelle mani di Fabio Broglia. Il capogruppo dell’Udc, nel giro di due giorni è passato dal contare per uno, se stesso, a essere quello su cui contano tutti. Tutti quelli dell’Ulivo e di Gente della Liguria, bisognosi d’aiuto per non farsi vincolare dalla sinistra dell’Unione. Ecco, lui è l’unico. Può votare con loro, un voto in più qui in clima di pareggi è sempre meglio di un voto in meno, nel momento in cui loro gli approvino emendamenti e ordini del giorno, e lo fanno spesso. Soprattutto, può convincere i moderati del centrodestra a fare come lui, a «capire che l’interesse dei liguri è più importante degli interessi di partito».
Broglia, come si sente nel ruolo di “uomo chiave”?
«Vorrei fosse chiaro che io non faccio da stampella a nessuno, non sto cercando di salvare il governo di Claudio Burlando».
Gianni Plinio di An le ha dato del “collaborazionista” e dell’“inciucista”.
«Infatti sono gli estremi, An di qua, la sinistra di Rifondazione e Comunisti di là, che hanno tutto l’interesse che la situazione si cristallizzi, ad arrivare alla paralisi».
La accusano di andare solo in cerca di poltrone.
La dimostrazione che non è così si è avuta oggi (ieri, ndr): l’Ulivo ha votato contro il mio ordine del giorno, è la prova che Broglia non ha accordi trasversali»
Dicono che lei, da buon alleato, dovrebbe contribuire a sottolineare che l’Unione non può governare.
«Ma tanto guardi che questa giunta non cade mica. Noi centristi ci assumiamo delle responsabilità. Se lasciamo all’estrema sinistra la possibilità di “sgovernare” facciamo il danno di noi stessi. Non possiamo gioire perché la giunta soccombe alla sinistra».
Parla al plurale, ma lei è capogruppo di se stesso qui.
«Certo, se avessi dei consiglieri sarebbe tutto più facile. Per questo faccio appello a Forza Italia e alla lista Biasotti».
Finora le hanno risposto picche.
«Sì, ma io ho una dote: sono testardo. Gutta cavat lapidem».
Broglia la goccia che scava la pietra.
«Il mal comune mezzo gaudio non paga. La gente non mastica pane e politica, mastica pane. E vuol sapere che a fine mese lo avrà, magari un po’ meno caro. Noi dobbiamo agire tutti insieme per tirare su questa barca, perché ci aspettano appuntamenti troppo importanti, come la Sanità e il Bilancio».
Lì nessuno vorrà cedere.
«Per questo faccio appello ai moderati che hanno a cuore che questo governo non vada a sinistra».
Broglia, l’Udc fin troppo spesso fa da solo, in barba alla Casa delle Libertà. Cosa farete alle amministrative?
«Cercheremo un confronto con i nostri alleati naturali, per formulare un programma ampio e di idee forti, che ridisegni il futuro di Genova, governando le trasformazioni avviate da Giuseppe Pericu».
Con An e Lega Nord non farà alcun accordo elettorale se parla di continuità con Pericu.
«Io non ho parlato di Casa delle Libertà infatti, ma di alleati naturali. Non si può governare una città a tela di Penelope, distruggendo tutto quello che è stato fatto solo perché è di sinistra. Teniamo le cose che funzionano, cambiamo quelle che non funzionano».
Quindi per esempio?
«Gli Erzelli siano il banco di prova per governare la più grande trasformazione urbanistica mai avviata dal dopoguerra, l’Iit non sia un fungo di scienziati, l’Affresco di Piano non sia solo una disputa fra architetti, il riordino del Ponente non sia solo un’esercitazione di qualche imprenditore».
Avete mai pensato di correre da soli?
«No, noi manterremo la parola data ai nostri alleati naturali, i moderati».