Biasotti e Musso, un passo indietro per il bene del Pdl

(...) che dal 29 aprile violano la Costituzione italiana. Articolo 122 secondo comma: «Nessuno può appartenere contemporaneamente ad un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento (...)». E invece Sandro Biasotti, Franco Orsi, Giovanni Paladini e Claudio Gustavino, formalmente, «appartengono contemporaneamente» a consiglio regionale ligure, Camera o Senato. Certo, siamo ancora ben lontani dal record del presidente azzurro del Molise Michele Iorio, che aspettò più di un anno a dimettersi. Certo, il presidente del consiglio regionale della Liguria Mino Ronzitti ha già fatto sapere che detrarrà dalle liquidazioni dei quattro il doppio stipendio che nel frattempo viene versato dalla Regione. Certo, nella prossima seduta del consiglio regionale si discuterà delle dimissioni dei senatori Orsi e Gustavino e del deputato Paladini, inviate nel frattempo in via Fieschi.
Ma, proprio per tutti questi motivi e al netto delle questioni contributive è urgentissimo che Biasotti - anche per dare un segnale e non offrire pretesti a chi potrebbe attaccarlo nella prossima campagna elettorale per le regionali - si dimetta subito. Oggi, non domani. Anche se gli altri consiglieri regionali e deputati Pdl non l’hanno ancora fatto. Anche se la giunta della Camera prende tempo. Biasotti, proprio perchè è il migliore del mazzo e in sintonia con il suo popolo, non può attaccarsi ai codicilli come l’ultimo dei burocrati. Soprattutto, lasci perdere la malsana idea di mantenere in vita i due gruppi consiliari arancioni, ingiustificabile da qualsiasi parte la si veda. E, ripeto, si dimetta subito: ad esempio, Gianni Alemanno, che è incompatibile per legge e non per Costituzione, l’ha già fatto.
Per Musso, il caso è molto diverso. Essere consiglieri comunali e parlamentari non è vietato da nessuno. Quindi lui non viola nè leggi, nè Costituzioni. Ma vedere quello che avrebbe dovuto essere il capo dell’opposizione a Tursi assente in quello che avrebbe dovuto essere il «processo politico» a Marta Vincenzi in Comune, certo non è un bel segno.
Cari Sandro ed Enrico, per fare una bella figura gratis a volte basta pochissimo. Per non farla, ci vuole ancor meno.