Biasotti: «Onorevole? Meglio sindaco»

Non andrà «a pigiare un bottone a Roma». Lui che «son fatto per governare» più volentieri andrebbe a fare il sindaco. «Non con un partito, magari se a livello nazionale si modificassero le coalizioni con questa nuova legge elettorale». E poiché tutti son convinti che sarà così, nemmeno un anno e nascerà un partito popolare che da An arriverà alla Margherita, l’ipotesi prende forma.
Sandro Biasotti alla fine la dice tutta. Aveva pensato di candidarsi con An in parlamento, aveva pure fatto un sondaggio che gli attribuiva molti voti. Poi però «sarei stato troppo marchiato, perché l’opinione pubblica pensa ancora ad An come a un partiuto di estrema destra». Anche l’Udc lo aveva corteggiato, «ma lì disturberei un amico che mi ha molto aiutato e mi dispiacerebbe» pensa a Vittorio Adolfo l’ex assessore della sua giunta e segretario regionale. È Roma, che non lo ispira. Meglio Genova, direzione Tursi. Un passo indietro e gli altri han ritrovato l’armonia. An per esempio. Il segretario regionale Eugenio Minasso ha parlato con Gianfranco Fini il leader. Sa che la Liguria dovrà ospitare un leader nazionale, perché in Parlamento i posti diminuiranno e alcune personalità vanno portate avanti comunque, il che ridurrà gli spazi per gli altri. Epperò pensa a un Gianni Plinio il capogruppo in Regione lanciato in Senato, a un Giorgio Bornacin riconfermato alla Camera e fa spazio persino a Giacomo Gatti, che pure tanto avversato è stato dal partito in questi anni, «ha un senso, perché le liste dovranno rappresentare il territorio è lui è della Spezia».
Perché, dice: «Farò il bene del partito, e il bene del partito in questo momento è che io faccia un passo indietro. Ho 47 anni e non credo a quello che mi dicono tutti, “tu hai ancora tempo”. Però in politica serve pazienza. Io sto bene dove sono e se non sarà questo, il mio turno verrà». Biasotti? «È stata una separazione consensuale. Lo vedrei bene in Comune, anche in Provincia».