Biblioteche, il Comune viola le sue stesse regole

Alcune settimane fa il Giornale raccontava l’assurda vicenda capitata a Edoardo Guglielmino, stimato medico e scrittore genovese. Il professionista aveva deciso di regalare diversi suoi libri alla biblioteca civica di Voltri, ma era stato respinto da un impiegato che prima ha detto di non essere autorizzato ad accettare libri, poi gli ha negato un incontro con il «responsabile» che era sempre impegnato e non poteva ascoltarlo. Avvilito, si era poi confidato con Giuseppe Costa, consigliere comunale di Forza Italia, che aveva presentato un’interrogazione a Tursi per chiedere conto dell’incredibile episodio.
Una risposta dal Comune non è ancora arrivata, in compenso alcuni studenti universitari hanno preso a cuore la vicenda, riconoscendo nella vicenda un modo di gestire la cultura e le biblioteche di Genova a loro tristemente noto. E soprattutto contrario a ogni tipo di regola che la stessa pubblica amministrazione tradisce. In una lettera a Costa, gli universitari che lo ringraziano per la denuncia del caso-Guglielmino segnalano una grave anomalia. «Abbiamo letto sul regolamento delle biblioteche (delibera del consiglio comunale n.197 del 6 febbraio 1984 approvata dalla giunta il 19 giugno 1984) che si stabilisce che i cittadini partecipano alla gestione delle attività culturali delle biblioteche tramite i Consigli di biblioteca, previsti dalla legge regionale 61 del 1978», fanno notare gli studenti. Che riportano anche i compiti del «Consiglio» chiamato a «elaborare gli indirizzi generali della politica culturale, proporre il programma delle attività e dei criteri di scelta dei libri, fare proposte per il miglioramento del servizio in relazione anche all’orario di apertura».
Tutte cose fondamentali, che il regolamento affida al Consiglio in modo da rendere più democratico e accessibile ai cittadini il servizio. Un Consiglio di biblioteca che, a termini di regolamento, si sarebbe dovuto occupare dell’offerta di Edoardo Guglielmino. Ma perché questo non è avvenuto? La risposta la suggeriscono gli stessi studenti: «Abbiamo chiesto informazioni su questo Consiglio m nessuno risponde. Forse non esiste». Davvero il Comune dà l’esempio ai cittadini violando le sue stesse regole? È quanto chiede di sapere Beppe Costa nella nuova mozione urgente presentata in consiglio comunale.