Un bicchiere di enigma nella Terra di Nessuno

«Lo bevo assolutamente com'è». Inizia così, con un whisky rigorosamente liscio, il dialogo fra Hirst e Spooner, i due protagonisti di Terra di Nessuno, una delle opere più enigmatiche del premio Nobel inglese Harold Pinter.
Liscio, senza né ghiaccio né orpelli, è il dialogo fra i due protagonisti, ma complicato è il loro discorrere di un'esistenza balzana e strampalata che ha portato il primo, scrittore di successo, a fuggire la ribalta e a chiudersi sempre più in se stesso, e l'altro, a sua volta poeta ma solo «wanna be» a spillare pinte in un pub per campare.
Fino al 2 marzo torna sul palco del teatro Out Off questa pièce che indaga il rapporto fra arte e vita, fra ricordi veri e proprie proiezioni: scritta nel 1975, interpretata la prima volta da due grandissimi, Ralph Richardson e John Gielgud, l'opera ha superato i 30 anni ma non li dimostra. Dopo l'esordio in prima nazionale lo scorso inverno, sempre sul palco di via Mac Mahon, l'attenta regia di Lorenzo Loris si affida di nuovo alla bravura di Gigio Alberti, nei panni di Hirst e Mario Sala, nei panni di Spooner. Briggs e Foster, un po' aguzzini un po' factotum del ricco Hirst, quest'anno invece hanno il volto di Massimo Greco e Alessandro Tedeschi.
«Spooner, lo scrittore in erba, rimprovera all'altro di fuggire il mondo che gli ha dato gloria - spiega Loris -. Hirst, a sua volta, invidia la libertà del giovane e pur squattrinato Spooner: in fondo i due protagonisti rappresentano due aspetti di una medesima esistenza». L'uno e l'alter ego riscoprono, a colpi di drink e battute, un passato universitario forse in comune, compreso qualche trascorso amoroso inconfessato. Ma sono ricordi veri o solo proiezioni dell’anima? Tutto si confonde «e si perviene a questa “terra di nessuno“, un luogo della propria coscienza con cui si è scesi a patti». Ci sono tutti i luoghi comuni della drammaturgia dello scrittore britannico, dal dialogo serrato, ricco di humour all'espediente dell' intruso che viene invitato a casa - come ne Il Guardiano - per scavarsi dentro e provare a fare un bilancio della propria vita. «La traduzione di Alessandra Serra è stata rigorosa: il linguaggio di Pinter, pur colloquiale è sempre molto alto e i riferimenti inglesi sono gustosi e digeribili anche per il pubblico italiano», spiega Loris. Sulla scena, libri aperti o chiusi a formare il pavimento e lo scranno del vecchio Hirst e tante bottiglie di alcol fanno da contorno alla riscoperta - questa fu la motivazione del Nobel - di quel precipizio che sta sotto le nostre chiacchiere.
Terra di Nessuno
Teatro Out Off, via Mac Mahon, 16
fino al 2 marzo
ore 20.45, Tel 02 -345 32140