Le bici chiedono «pista», i politici frenano

Prosperini: «Stringendo le strade si mette la città in ginocchio»

Alcuni fedeli della bici che fanno riferimento alla Fiab, la federazione italiana amici della bicicletta, hanno pensato di dare una mano ai partiti che si presenteranno alle prossime elezioni comunali nella prossima primavera del 2006. Poiché in genere i programmi presentati trovano i cittadini avulsi e svogliati, hanno decise di offrire in pasto al miglior offerente un tema a loro molto caro: le piste ciclabili. L’iniziativa è lodevole, in città mancano, non esiste una politica a favore della bici e l’argomento perlomeno è comprensibile alla maggior parte degli elettori. Per rafforzare la loro proposta hanno ricordato che alcune piste ciclabili, previste fin dal lontano 1980, non sono mai state realizzate e hanno invocato l’apertura immediata dei cantieri. Fin qui tutto bene, ma poi sono iniziati i problemi: «Abbiamo presentato il nostro programma al centro sinistra - spiegano - ma fino ad ora non ci sono arrivate risposte inequivocabili di condivisione della indispensabilità di una politica pro bicicletta per contribuire al traffico urbano. Ci auguriamo - concludono -, che almeno dal centro destra qualcuno si faccia vivo».
Si sono fatti vivi. L’assessore regionale allo sport Piergianni Prosperini ha dato la seconda spallata agli amici della bici: «Milano è una città medioevale con strade strette e inadatte alle biciclette. Se dimezziamo una corsia del centro per far posto alla biciclette, mettiamo in ginocchio la città». Gli amici della bici come eretici che non capiscono e non credono che l’unico futuro possibile sia l’automobile. Ma l’eresia medievale viene erroneamente associata alla mancanza di fede, in realtà nasce dal bisogno di credere e vivere diversamente la propria religione o la propria città. Agli amici non resta che cercare alleanze altrove, hanno tutte le ragioni del mondo ma hanno voluto la bici, e allora che pedalino.