«Bici, rastrelliere alle Poste e all’Asl»

Facile ed economico: il progetto di pista ciclabile promosso dai ciclisti di Ciclobby e Fiab, appoggiati dal consigliere comunale dei Verdi Maurizio Baruffi. Non si tratta, infatti, di una vera e propria pista ciclabile ma di piccoli interventi che permetterebbero ai ciclisti di percorrere la città in completa sicurezza e con un po’ più di agio. In epoca di Ecopass, infatti, l’uso delle biciclette, andrebbe notevolmente incrementato. Come? Semplice, sono state raccolte circa 200 segnalazioni dei ciclisti urbani, cioè coloro che si spostano quasi unicamente sulle due ruote, rispettando alcuni criteri: sostenibilità economica, fattibilità temporale, continuità dei percorsi - si è scelto cioè di dare priorità agli interventi che permettono di collegare piste ciclabili o spezzoni già esistenti -, attenzione per gli interventi maggiormente gettonati da chi ha risposto all’appello.
«Ciclobby Fiab ha chiesto ripetutamente al Comune di valutare in quali casi, specifici e concreti, sia possibile consentire questa accessibilità in sicurezza (possibilità peraltro già prevista dalle norme applicative del codice della strada) - si legge nell’invito rivolto ai ciclisti urbani -. Le repliche di segno contrario che sono giunte sono state molto spesso generiche. A questo punto abbiamo deciso di rovesciare la frittata. Saremo noi a indicare in quali casi, assolutamente specifici e concreti, è a nostro parere possibile realizzare interventi di questo tipo: su queste specifiche proposte sarà poi chiesto al Comune di intervenire, o di motivare il diniego, senza più alibi di genericità».
Ecco allora alcuni suggerimenti: perché non permettere, per esempio, in quelle strade a senso unico, ma sufficientemente larghe, che la via sia percorribile a due sensi dalle biciclette? In via Donatello, via Tarabella, via Cavalcanti, via Massaua, via Pinturicchio, via Vittor Pisani, via Borsieri, via Ampere, via Volturno, da via Capranica a via Piolti dè Bianchi, da via Archimede a via Melzo secondo i ciclisti sarebbe fattibile. E perché non rendere ciclabili i marciapiedi particolarmente larghi? Dove? In viale Ortles, per esempio, ma anche in via Lampedusa, via Mascagni, via Golgi, via Celoria, da piazzale Stuparich al Monumentale.
E ancora perché non dotare gli uffici dell’Anagrafe, di igiene, gli uffici postali e le sedi dell’Asl di rastrelliere? Così come i musei: dal Diocesano al cortile interno di Palazzo Reale, dalla Pinacoteca di Brera, alla Triennale, passando per il Castello Sforzesco. Stesso discorso vale anche per viale Papiniano, dove si tiene uno dei mercati più frequentati della città, o le fermate delle metropolitane; in particolare stanno a cuore ai ciclisti milanesi quella di Brenta, di Lambrate (dove si trova la stazione ferroviaria), Pagano, piazza Lima e piazza Oberdan, Maciachini, Udine, la stazione di Domodossola.
Per la sicurezza si propone anche di estendere l’accesso delle corsie preferenziali della 90-91 sulla circonvallazione esterna alle bici, così come quella di via Moscova e di via Carducci.
Facile, no?