Bici «truccata», multa di 1500 euro a un invalido

Per i vigili girava su una motocicletta vera: non aveva il casco né l’assicurazione

Michele Perla

Da quando aveva perso un gamba, per un incidente, la vita di Aristide M., pensionato di 56 anni, era diventata un calvario, come per chiunque si trovi in condizioni di non autosufficienza all’improvviso. Da un paio di mesi invece era riuscito a conquistarsi un po’ di autonomia, grazie a una particolare bicicletta.
Al suo velocipede aveva fatto applicare un motorino elettrico comandato da una manopola sul manubrio, che gli permetteva si spostarsi con la sola gamba rimastagli. Ma qualche giorno fa, a Cesate, la sua autonomia è di fatto finita. Mentre andava al parco delle Groane ha incontrato una pattuglia di inflessibili vigili urbani che lo ha multato. Motivi: il mezzo era troppo «truccato», ovvero era da considerarsi un vero e proprio ciclomotore. Quindi il conducente non aveva né il casco né l’assicurazione.
«Mi hanno trattato come uno che circola sulle strade in barba alle regole, senza tener conto che sono un disabile. Non che pretendessi chissà quali agevolazioni, ma avrebbero potuto essere più tolleranti, limitandosi a spiegarmi la situazione», ha raccontato l’uomo. Dal canto suo la polizia locale ha fatto sapere che, pur comprendendo il disagio psicologico dell’uomo, «non si poteva fare altrimenti». Ora il pensionato ricorrerà al giudice di pace contro il provvedimento dei ghisa, che tuttavia si sono già dimostrati disponili ad accettare giudizi diversi dai loro. Se il ricorso del disabile dovesse essere accolto, non impugneranno di certo la decisione.
Va anche detto che sul mercato sono in vendita bici a motore adatte per chi si sposta in città, mezzi che non necessitano né di casco né di assicurazione. «Nessuno contesta il fatto che i vigili possano essersi trovati dalla parte della ragione – hanno sottolineato i dirigenti dell’associazione Handiamo, che fornirà gratuitamente assistenza legale all’uomo -. Ma trovarsi davanti a un portatore di handicap inconsapevole di essere irregolare e per giunta privo di un arto, avrebbe dovuto farli desistere da tanta fiscalità. Sarebbe stato sufficiente spiegargli la situazione e invitarlo a mettersi in regola al più presto, magari salutandolo con una stretta di mano». Invece i ghisa hanno preferito optare per il carro attrezzi, lasciandolo a piedi.