In bicicletta là dove osano le aquile

La Maratona delle Dolomiti, oltre 1.700 metri di dislivello, è una
delle granfondo con più partecipanti Sono 23mila le domande di
iscrizione, ma "solo" 8mila sorteggiati potranno pedalare fra i
tornanti

Campolongo, Pordoi, Sella, Gardena. E ancora: Campolongo, Giau e Falzarego. Nomini questi «passi» a un appassionato di ciclismo e vedi i suoi occhi brillare. Lassù volano solo le aquile, i campioni che hanno scritto la storia tinta di «rosa». Sono le Dolomiti del Giro, dove ogni pedalata è sudore e dove i chilometri scorrono lenti quasi a voler sublimare la fatica per goderne fino in fondo il sapore. Da Fausto Coppi a Danilo Di Luca chi è passato di qui ha lasciato un segno. E un segno lasceranno gli «ottomilaetrecento» cicloamatori che domenica 5 luglio all’alba si avventureranno sui tornanti della Maratona delle Dolomiti, una delle granfondo più partecipate e più leggendarie del mondo. Numeri da capogiro. Ottomila e 300 al via ma più di ventitremila richieste, più della metà dall’estero. Così il diritto alla «fatica» si strappa solo per sorteggio, perché la valle è stretta e per tutti non c’è posto. C’è chi la corre da una vita, chi ci va per partecipare, chi per vincere, quelli «tirati» che viaggiano a medie da professionisti, i romantici e i gruppi di amici che però si danno «battaglia». Sono sempre di più.
All’inizio fu Edoardo Tavella, presidente del ciclo club dell’Alta Val Badia e innamorato di ciclismo. Aveva partecipato a una gran fondo in Austria e decise di far la stessa cosa sulle sue montagne. Così, con moglie e figli a dargli una mano, fissò il quartier generale della maratona nel suo albergo a Pedraces e partì. Era il 12 luglio del 1987, una vita fa. E tutto girava attorno all’hotel della Posta: organizzazione, consegna dei pettorali, partenza, arrivo e premiazioni. Al via 166 «temerari» che dopo sette passi dolomitici e 175 chilometri tornarono a Pedraces stanchi ma felici come si dice in questi casi. Una sfida dura che un anno, con la neve, diventò epica e appassionò i tedeschi che se ne innamorarono in tv. Da allora, dopo gli italiani, sono i più numerosi e anche quest’anno partiranno in più di duemila. Ma da La Villa a Corvara corrono ormai da tutto il mondo: America, Giappone, Asia, anche dall’Australia. Sono 37 le nazioni al via. Per più di dieci anni la Maratona «Dles Dolomites» è stata un’impresa per appassionati «tosti». Mai uno sconto, mai il percorso è sceso sotto i 174 chilometri che con le salite diventano quasi un tormento anche per le gambe più allenate e «depilate». Poi, piano piano, qualcosa è cambiato, i chilometri sono diminuiti e il sogno di scalare le cime del Giro s’è fatto più accessibile. Quest’anno c’è anche una nutrita pattuglia di vip da Linus a Stefano Baldini, da Vittorio Colao a Giulio Colombo ai fratelli Moelgg, alla penna bianca juventina Fabrizio Ravanelli. Si potrà scegliere tra 138, 106 e 55 chilometri, ma anche la gara corta non sarà una passeggiata con i suoi 1.780 metri di dislivello da scalare. E quando la strada si alza sotto i pedali anche la più sofisticata delle bici in carbonio, metro dopo metro, diventa un «cancello». I muscoli si gonfiano, il respiro si fa più affannoso e anche se dietro, di fianco e davanti a te c’è un sacco di gente come te, resti da solo. Nessuno ti può aiutare. Sul sito della maratona c’è una poesia: «Sul passo Sella ho cercato e trovato il ventotto, mi sono alzato sul sellino, mi son violentato, ho stretto i denti sudato sangue invocato angeli e Santi e altri, poi, esanime, ho baciato l’asfalto, mi sono dissetato con la rugiada, ubriaco di gioia sono entrato nel cuore delle Dolomiti da leggenda e poi ho pianto lacrime di felicità...». Non è in rima, ma rende l’idea.
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