Bicio e Nina, bambini sui prati e un’altalena

(...) signora di 68 anni, astigiana doc, che tra il 1942 e il 1950 fu compagna di giochi di Fabrizio De André detto «Bicio» dagli amici e «Faber» dai sui fan. Il cantautore genovese, scomparso dieci anni fa, era coetaneo di Nina. Durante la guerra era sfollato con la famiglia da Genova ad Asti, dove il padre aveva acquistato una cascina appena fuori città. Quella casa, nella frazione di Revignano, diventò il luogo dell'infanzia di De André, ispirando molte delle sue canzoni. Tanto che una di queste, la bellissima «Ho visto Nina volare», è dedicata proprio alla compagna di giochi di quegli anni.
In questi giorni, mentre si celebra il decimo anniversario della scomparsa di Faber, Nina sta trascorrendo una vacanza a Borghetto Santo Spirito, davanti allo stesso mare che ha amato «Bicio». Ricorda i giorni dei giochi con il bimbo che, da uomo avrebbe scritto ballate indimenticabili. «Bicio - racconta - era un bambino curioso di tutto e di tutti. Negli anni della guerra e poi, durante le estati trascorse a Revignano nella cascina dell'Orto, stavamo sempre insieme. Eravamo gli unici bambini della borgata e i nostri pomeriggi erano fatti di corse e giochi. Sembravamo due zingarelli, sempre a caccia di avventure fantastiche».
Le onde della memoria di Nina lasciano sulla spiaggia brandelli di ricordi. Riaffiora così il De André allegro e giocherellone, tanto goloso del pane fatto in casa da rubarne sempre un pezzetto di quello appena sfornato dalle donne della cascina dell'Orto; c'è il fratello Mauro, più vecchio di quattro anni di Bicio e sempre chino sui libri, papà De André, «Una figura a cui Fabrizio restò sempre legatissimo» dice Nina. Poi arriva anche il De André famoso, che due anni prima di morire, in un pomeriggio di settembre del 1997, torna in quel cortile dove ha giocato con la bambina che vedeva «volare tra le corde dell'altalena». «Io stavo preparando i peperoni da mettere in composta - racconta Nina -. Mio marito mi chiama e mi dice: “sai chi c'è al cancello? C'è de André”. Io non gli credo. Poi vedo questo signore con i capelli sugli occhi e la sigaretta tra le dita che cammina verso di me e l'ho riconosciuto subito. Ci siamo abbracciati senza parlare. È stato un momento molto emozionante. In quell'attimo siamo tornati bambini, due zingarelli con i piedi scalzi e il muso sporco di marmellata».
Nina e Bicio si sono scambiati i ricordi le esperienze della vita, lei, da buona piemontese, lo ha anche sgridato: «Son passati cinquant'anni e non ti sei fatto più vivo...». Lui ha acceso un'altra cicca e detto piano: «Ma ti ho dedicato una canzone». Basta, tra amici veri. La signora Manfieri parla anche delle celebrazioni dedicate a Fabrizio De André: «Mi è piaciuto lo speciale di Fabio Fazio con Dori Ghezzi con cui sono sempre in contatto. Gli artisti che hanno interpretato meglio le canzoni di Bicio? Tutti bravi. A me son piaciuti molto Eugenio Finardi e Antonella Ruggero».
Infine qualche considerazione su come in Piemonte e Liguria è stato ricordato Fabrizio De André a dieci anni dalla morte. «La mostra di Genova è molto bella. C'è una foto di me e Fabrizio bambini, seduti su un prato durante una Pasquetta. In Piemonte c'è stata la mostra di Guido Harari (anche tra i curatori dell'esposizione genovese ndr) ad Alba, ma Asti non ha fatto quasi nulla. Mi risulta solo un concerto tributo in un circolo privato e basta». Una mancanza per la città di Alfieri, ma anche di Paolo Conte e Giorgio Faletti, e che a Fabrizio De André ha pure dedicato una piazza. «Però - puntualizza Nina - doveva essere un'area verde e invece è diventato un parcheggio e un cantiere. Asti avrebbe potuto fare di più».