Bidello ucciso, arrestati otto romeni

CasertaSono stati otto romeni a uccidere l’inerme bidello Bartolomeo Casparrino, 50 anni, massacrato di botte nella sua casa di Vairano Patenora (Caserta), la notte del 12 agosto.
Casparrino, per proteggere i risparmi di una vita, quei cinquantamila euro che custodiva gelosamente in un vecchio baule, è stato pestato e ucciso senza pietà. Tre mesi dopo, i carabinieri del Comando provinciale di Caserta gli hanno reso giustizia: i presunti assassini (sette uomini e una donna), sono stati arrestati.
Il blitz, ordinato dai pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), è scattato all’alba di ieri in quattro diverse città: Caserta, Catanzaro, Cuneo e Milano.
Gli indagati (alcuni dei quali pregiudicati per furto e rapina) sono accusati di omicidio, sequestro di persona e rapina. Le indagini dei carabinieri casertani proseguono per verificare se i malviventi abbiano commesso altri furti e rapine oltre a quella di Vairano Patenora.
I carabinieri del Nucleo investigativo e del Reparto operativo hanno svolto un lavoro complesso e paziente, prima di arrivare a individuare gli autori dell’omicidio di Casparrino. L’uomo ha lavorato come bidello per 27 anni in una scuola elementare. Non è mai stato sposato. Viveva assieme all’anziana madre in una casetta umile di Vairano Patenora, un paese di 6.500 abitanti nell’Alto Casertano. Ad agosto, durante la notte, tre criminali romeni sono entrati nella sua abitazione (altri due uomini sono rimasti fuori a fare da palo), quando madre e figlio dormivano. La sveglia per loro è stata un incubo: «Dicci dove hai nascosto il denaro o ti ammazziamo», ha urlato uno dei banditi. Ma Casparrino, a quella somma che aveva messo da parte per se stesso e per l’anziana madre, proprio non voleva rinunciare.
I tre lo hanno legato e imbavagliato. Poi lo hanno picchiato violentemente, fino a ucciderlo, soffocandolo con un cuscino. Una crudeltà inaudita, sotto gli occhi terrorizzati della donna, legata su una sedia, implorante: «Vi prego, non fategli del male è mio figlio, l’unica persona che ho al mondo».
Per salvare la vita dell’uomo, la signora ha rivelato il nascondiglio ai tre aguzzini: «Sono lì, in quel baule, prendeteli e andate via», aveva detto l’anziana con un filo di voce. Ed era vero: i cinquantamila euro messi da parte dal bidello erano infatti tra gli indumenti. Preso il bottino, la banda di romeni si era poi dileguata.
I carabinieri, in pieno periodo ferragostano, si sono messi subito al lavoro per cercare gli assassini di Casparrino. Hanno scandagliato la sua vita: parentele, amicizie, donne. Aveva destato subito qualche sospetto un gruppo di romeni che la vittima conosceva e frequentava. In particolar modo, un paio di donne: con una aveva avuto una relazione, con l’altra una semplice amicizia. Sarebbe stata proprio quest’ultima a dare la «soffiata» ai suoi complici, culminata con la tragica rapina del 12 agosto.
Proprio partendo dall’amica romena del bidello (convivente di un altro connazionale, componente della banda), i carabinieri sono venuti a capo dell’intera vicenda. Tutta la banda, che agiva dal Nord al Sud del Paese, è finita in manette. Terrorizzava gli abitanti di almeno tre regioni: Campania, Piemonte e Lombardia. Il gruppo era diviso in due: una sezione al Nord, che materialmente entrava nelle ville e nelle case, seminando il panico nelle famiglie, e quella di Vairano Patenora, che preparava le «basi» per i furti e le rapine, nel Casertano.
La tragica storia di Casparrino ha commosso i suoi compaesani: una vita tranquilla, semplice, vissuta sempre in simbiosi con l’adorata madre. Mai uno spreco, una spesa folle. I modesti guadagni di bidello, a parte il necessario per vivere, finivano quasi tutti in quel vecchio baule. Potevano servire per una necessità improvvisa oppure per curare la madre. Gli abitanti del paese lo vedevano spostarsi sempre con una vecchia bicicletta, nessuno avrebbe mai pensato che in casa nascondesse un piccolo tesoro.
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