«Bidone» da 1,5 milioni di euro, presi truffatori

Con società fittizie frodavano i fornitori

Avevano messo su una vera e propria holding della truffa. Attraverso società «fantasma», ordinavano commesse di materiali elettronici e informatici per centinaia di migliaia di euro, quindi, al momento di saldare i pagamenti dichiaravano il fallimento. Poi rivendevano il materiale attraverso nuove Srl, create ad hoc.
Cinque persone, tra cui una donna, sono finite in manette, una sesta è agli arresti domiciliari, tutte accusate di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio e alla truffa, nonchè, in un caso, di sostituzione di persona. Il blitz degli agenti del commissariato Esposizione, all’Eur, è scattato la scorsa notte. Il gruppo aveva comunque base operativa tra Ciampino e il Tuscolano. La «mente» del sodalizio, Massimo C., 44 anni, pregiudicato, era già stato implicato in una precedente operazione di polizia a gennaio, quando finì arrestato nel corso dell’indagine «Evolution», dal nome di una delle ditte capestro. A casa della donna, Clara S., 41 anni, sono state trovate anche tre piante di marijuana e per questo denunciata per possesso di sostanze stupefacenti. Mentre in una cassetta di sicurezza sono stati trovati preziosi per 90mila euro, tra cui un diamante del valore di ben 70mila euro. E proprio in appartamenti e preziosi la banda riciclava i proventi delle maxi-truffe di volta in volta messe a segno. In particolare a Massimo C., amministratore di fatto della Astra Gold, spettava coordinare l’attività. Era lui, secondo gli inquirenti di viale Asia, a tenere le fila del giro. Impartiva le direttive «aziendali» per la commercializzazione dei prodotti acquistati ma mai pagati e gestiva i rapporti con gli istituti di credito e i dipendenti occasionali. Nella «rete» della gang sarebbero finiti importanti colossi bancari come la Banca di Roma e il gruppo Unipol, a cui i sei presentavano le fatture a credito dei prestiti richiesti. Bruno D. C., 50 anni, era l’addetto alla riscossione dei guadagni della «allegra» gestione della società; Domenico B., 53 anni, socio promotore e procacciatore di affari che agiva anche sotto falso nome; Riccaro B., 52 anni, si occupava del trasporto della merce e della riscossione dei soldi; Silvano D. L., 42 anni, infine, era l’amministratore della società «Albatros», quella incaricata di rimettere su piazza la merce arrivata.
«Il gruppo - spiega il dirigente dell’Eur, Edoardo Calabria - dapprima conquistava la fiducia delle aziende fornitrici ordinando piccoli quantitativi di merce e pagando regolarmente a 60 giorni dalla presentazione delle relative fatture. Quindi tirava il “bidone”. Finora abbiamo calcolato che la maxitruffa sfiora il milione e mezzo di euro». Tra i fornitori frodati risultano anche la Fujifilm e l’Ariete elettrodomestici. Le commesse provenivano dal Nord Italia (Bologna, Brescia, Mantova) ma anche dalla Francia, Germania e Inghilterra. All’ultimo uno degli affiliati, intravista la malparata, era riuscito a disfarsi di 20 stampanti laser donandole a una confraternita di frati.\