Biella: rapisce la ex, torna libero, la sequestra ancora

Armato di coltello l’uomo ha fatto irruzione nella fabbrica dove lavora la donna. Per la seconda volta nel giro di tre mesi la prende in ostaggio: "Volevo convincerla a tornare con me". Ritrovati in Liguria

Biella - È durato 15 ore il «rapimento bis» messo in atto dal biellese Enrico Merendino, l'innamorato deluso che, per riconquistare la sua amata, in meno di tre mesi ha pensato di sequestrarla per ben due volte. Una tecnica che però non solo non ha funzionato ma ha inciso in maniera grave sulla fedina penale dell'uomo che stava ancora scontando gli arresti domiciliari per sequestro di persona, lesioni gravi e violenza.

Prima ancora di comparire davanti al giudice del tribunale di Biella per patteggiare questa pesante accusa, Merendino è nuovamente ricaduto nello stesso «errore». Armato di coltello ha sequestrato la sua ex convivente sul posto di lavoro e l’ha costretta a seguirlo nella folle speranza di rimettersi per sempre insieme a lei, la donna dei suoi sogni.

Le ricerche di polizia e carabinieri, però, anche questa volta hanno mandato in frantumi il suo sogno d'amore e allungato i capi d'accusa per i quali dovrà rispondere davanti a un tribunale. Merendino e il suo ostaggio, Simona Capacci, avvenente operaia quarantenne, sono stati rintracciati, dopo una giornata d’inseguimenti, ieri sera verso le 19 in Liguria, ad Andora in provincia di Savona. Erano a bordo di una Ford Fiesta rubata dall’uomo in mattinata a Tollegno, in provincia di Biella. Durante il rapimento Merendino ha ripetutamente telefonato ai genitori di Simona, per rassicurarli.

La donna sta bene, ha potuto parlare con i suoi familiari e in nottata ha fatto rientro a casa. È così finito il sequestro d'amore di Enrico Merendino, che alle 6 e 30 di ieri si era intrufolato nell'azienda tessile dove lavora la sua ex fidanzata e, sotto lo sguardo terrorizzato dei colleghi, l'aveva trascinata via.

«State fermi o l'ammazzo. E poi ammazzo anche voi». Ha urlato queste parole l'artigiano edile di 43 anni, mentre trascinava via Simona, puntandole un coltello al collo. Un film che la donna aveva già vissuto meno di tre mesi fa. Nessuno dei suoi colleghi del lanificio Cerruti di Biella, ha avuto il tempo e la prontezza di reagire e quando è scattato l'allarme l'uomo era già lontano. «Vieni via con me non ti farò del male» ha continuato a gridare Merendino mentre cercava di caricare la donna su una vettura. Per eludere la sorveglianza del personale dell’azienda e raggiungere inosservato la sua vittima, Merendino si è confuso con gli operai che a quell'ora si stavano recando nei reparti per iniziare il lavoro.

Enrico e Simona avevano avuto una relazione sentimentale ma lui non aveva accettato l'abbandono di quella donna che, dopo un matrimonio fallito, rappresentava tutto il suo mondo. «Non riesco a vivere senza di lei», confidava agli amici fino a quando in ottobre il primo tentativo di riaverla con la violenza: un sabato mattina aveva avvicinato Simona con una scusa e minacciandola sempre con un coltello, l'aveva sequestrata, tenendola per due giorni segregata nella sua casa di Valdengo. Ma Simona era riuscita a liberarsi e lo aveva denunciato. Al giudice disse: «Volevo solo che tornasse con me».

E proprio tra qualche giorno Merendino avrebbe dovuto presentarsi in tribunale dove, probabilmente, avrebbe patteggiato l'accusa di sequestro di persona, violenza e lesioni personali gravi. L'indagato non poteva uscire di casa, ma ieri mattina il mal d’amore lo ha fatto fuggire. Così ha puntato verso la fabbrica dove lavora la donna e ha messo in atto il suo piano. Finito esattamente come la volta prima. Con le manette. E molto probabilmente, ora, senza più la possibilità di trascorrere la pena agli arresti domiciliari.