Bielorussia, l’Osce: "Non democratiche le elezioni"

Disilluse le speranze di avvicinare all’Occidente &quot;l'ultima dittatura d’Europa&quot;. Dal voto del 28 settembre esce un Parlamento dominato dagli uomini del presidente Lukashenko. Nessun seggio all'opposizione. Putin vola a Minsk<br />

di Marta Allevato

"Né trasparenti, né legittime", le elezioni politiche svoltesi il 28 settembre in Bielorussia, ancora una volta, non hanno rispettato gli standard democratici. La sentenza arriva dagli osservatori dell’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa (Osce). Che però riconoscono dei miglioramenti in quella che gli Usa definiscono "l'ultima dittatura d’Europa". Gli sforzi per avvicinare il Paese all’Occidente si infrangono alle urne e ora l’ombra di Mosca si allunga su Minsk.

Voto manipolato Stando ai primi risultati, nessun esponente dell’opposizione risulta eletto nel nuovo Parlamento. Neanche uno dei 110 seggi. Realtà che Jacek Protasiewicz - eurodeputato del Ppe e presidente della delegazione per i rapporti con Minsk - definisce "un’anomalia" nel mondo democratico. Il leader dell’opposizione bielorussa, Alexander Milinkievic, concorda con il giudizio negativo espresso dall’Osce sul mancato rispetto degli standard democratici alle elezioni di domenica, ma mette in guardia l’Unione europea a continuare il dialogo con il presidente Alexander Lukashenko e a "non innalzare un nuovo muro di Berlino". "Le elezioni non sono state democratiche da quando all’opposizione è stata interdetta la possibilità di essere presente allo scrutinio”, ha spiegato Milinkievic. "È stato un gran peccato, che le autorità non abbiano fatto tale passo. Avrebbe accelerato il dialogo. Come patriota, però, mi sta a cuore che il dialogo tra la Bielorussia e l’Ue continui", ha aggiunto Milinkievic. Più duri gli esponenti delle altre formazioni, che denunciano "veri e propri brogli e manipolazioni".

Occasione mancata Lo svolgimento e i risultati del voto non sorprenderebbero, se questo non fosse un momento in cui il Paese sembrava propendere più verso ovest, distanziandosi dalla storica dipendenza dalla Russia. Le iniziative prelettorali di Lukashenko - permettere la presenza di oltre 500 osservatori dell’Osce, rilasciare prigionieri politici e far partecipare al voto circa 80 candidati dell’opposizione - avevano fatto ben sperare Bruxelles, che in caso di elezioni “regolari” aveva promesso di allentare le sanzioni imposte all’ultimo regime sovietico in Occidente. Anche i recenti attriti tra Minsk e Mosca sull’aumento del prezzo del gas lasciavano intendere un possibile avvicinamento della Bielorussia all’Ue.

L’influenza di Mosca Nulla di fatto dunque. Lukashenko, anche chiamato "il Castro europeo", sceglie di rimanere ad est. E per qualcuno è tutt’altro che una sconfitta. Il 6 ottobre a Minsk è atteso il premier russo Vladimir Putin. In un gesto che ben esprime la soddisfazione del Cremlino per l’esito delle elezioni nella sua "repubblica satellite".