Bierhoff: «Sarà l’Italia ad aver paura di noi»

Gian Piero Scevola

Adesso la Germania ci crede, adesso la Germania è pronta a riprendersi quel titolo conquistato per la terza volta in Italia nel lontano 1990. «Il calcio è un gioco molto semplice: 22 uomini rincorrono il pallone per 90 minuti e alla fine vincono i tedeschi». Con questa celebre battuta l’inglese Gary Lineker sintetizzava uno dei più diffusi luoghi comuni del calcio: la Germania è una squadra che arriva sempre in fondo, una nazionale nata per vincere senza tanti fronzoli. Una formazione che in otto occasioni è arrivata in finale e che ai tre titoli mondiali ne aggiunge altrettanti europei.
Eppure questa Germania, alle tante vittorie assomma anche una bella serie di sconfitte e proprio l’amichevole dello scorso primo marzo a Firenze contro gli azzurri, aveva fatto suonare il campanello d’allarme: un 4-1 umiliante che non prometteva nulla di buono per il futuro. Ma adesso anche Jürgen Klinsmann ci crede, dopo che era stato contestato per il suo «menefreghismo», perché preferiva vivere negli States, e dopo che in Germania si era anche pensato di sostituirlo a pochi giorni dall’inizio del mondiale. E ci crede anche Oliver Bierhoff, il non dimenticato ariete di Udinese e Milan che in Italia ha lasciato un bel ricordo. «L’Italia è un avversario difficile, ma saranno loro ad aver paura della Germania». Bierhoff carica Ballack e compagni e avverte: i padroni di casa non vogliono fermarsi sul più bello. «Vincere cinque partite di fila è fantastico, ma conquistare il titolo è la cosa principale». E Bierhoff ricorda l’infausta Firenze: «Tutti volevano cacciare Klinsmann dopo quella sconfitta che alla fine ha comunque rappresentato un momento positivo per la nostra crescita. E ora tutto è dimenticato».
A Dortmund martedì si riparte da zero a zero e i tedeschi potranno contare sulla conoscenza del calcio italiano dello stesso Bierhoff e di Klinsmann che al suo passato interista è particolarmente legato. «Sicuramente questo è un vantaggio - osserva il team manager della Germania - anche se l’Italia è una buonissima squadra sotto il profilo tattico e fin qui è stata più concreta che spettacolare. Non sarà facile, anche perché il mondo ha di nuovo paura della Germania. Abbiamo determinazione e sicurezza».
Klinsmann l’ascolta e sorride, vorrebbe aggiungere qualcosa di più, sa che questo è un momento delicato e si accontenta di quattro parole: «Certo che ci crediamo, la squadra c’è, i ragazzi sono motivati, un’intera nazione ci guarda, come potremmo deluderli». E al confronto tra questa Germania e quelle del passato non vuole rispondere. Mentre non si tira indietro Bierhoff che taglia corto: «Se conquisteremo il titolo allora potremo paragonare questa nazionale con le altre». Preferisce però fare i complimenti a Klinsmann per il lavoro svolto: «La crescita dei giovani, molti dei quali al loro primo torneo così importante, è semplicemente fantastica. Stanno migliorando giorno dopo giorno».
Inevitabile un commento sulla megarissa scatenatasi al termine della partita con l’Argentina: «È una vergogna che una festa calcistica con i tifosi esultanti sia stata rovinata in quel modo. Conosciamo bene il temperamento caldo degli argentini. Mertesacker ha preso un calcio da Cufré come si vede dalle foto. Abbiamo già mandato un nostro dossier alla Fifa se ne dovesse avere bisogno». La sicurezza del bell’Oliver trova però qualche critica da parte della stampa tedesca: arriva lo spauracchio azzurro e l’Italia è davvero una brutta bestia. Il passato insegna e i tedeschi lo sanno bene.