Dal Big Ben al kilt: l’Inghilterra va in saldo

Dicono che gli inglesi siano pragmatici, perfino le guerre le avrebbero fatte sempre per soldi, gli ideali molto in terza linea (alla popolarità di Tony Blair, con l’Irak, si è visto che cosa sia successo). E ora pare che qualcuno pensi perfino a vendere Westminster, il palazzo del parlamento, con tanto di Big Ben annesso, solo perché è in decadenza, e servirebbe un miliardo di sterline per ristrutturarlo e renderlo a norma da ventunesimo secolo (per esempio con i boiler, che sarebbero «lì lì per esplodere»). Insomma, come certi politici americani, che quando la moglie si ammala la piantano in asso, il popolo di Sua Maestà sarebbe pronto a voltare le spalle a uno dei simboli di Londra e del potere, in nome del realismo più crudo imposto dalla crisi: i conti.
Anche alla Camera dei Comuni, come al governo in Italia, c’è chi non guarda in faccia a nessuno (neanche a sé stesso, in questo caso) e pur di tagliare, risparmiare e fare quadrare il budget è pronto all’inimmaginabile: cedere il palazzo, magari ai russi o ai cinesi, sempre disponibili a supplire alle mancanze dell’Occidente, in tutti i sensi. Il portavoce dei Comuni John Bercow è l’uomo della nuova provvidenza, quella della Gran Bretagna in saldo: è lui che ha ventilato l’idea, spiegando che i lavori costerebbero un miliardo, cioè tanto quanto vale l’edificio stesso, quindi l’esborso sarebbe troppo gravoso per le casse statali, in un momento come questo; e poi i parlamentari dovrebbero comunque trasferirsi per un paio d’anni almeno, quindi tanto varrebbe, a quel punto, traslocare del tutto. Fatti i calcoli, fra vendita delle Houses of Parliament e acquisto di una sede nuova, il risparmio sarebbe di cinquecento milioni. Non sono solo fantasie: le ipotesi possibili saranno discusse oggi in parlamento, in una riunione di crisi. Il punto è - in prospettiva - il mantenimento: il palazzo sprofonda nel Tamigi, ci sono problemi elettrici, rischi elevati di incendio, amianto, minacce varie alla incolumità dei suoi inquilini, e pure il Big Ben, a furia di tremolii causati dalla metropolitana e dai lavori al parcheggio sotterraneo, si è inclinato come la torre di Pisa, tanto da essere notato dai turisti. «Un disastro elegante» ha chiosato una fonte vicina alla questione con il Mail. Tanto da fare finire la storia su una bancarella? Suvvia, perfino Catullo intravedeva, nella bellezza di Lesbia, la sua vecchiaia futura; possibile che Bercow e colleghi si lascino davvero suggestionare da ragionamenti del tipo: «Non è logico spendere un miliardo per riparare un edificio che vale un miliardo»? O che non ci sia un Della Valle pronto a sponsorizzare la ristrutturazione?
Così pare. Pare che pure la regina si sia fatta convincere ad affittare un’ala di Kensington Palace alla delegazione russa per circa un mese durante le Olimpiadi. Feste per gli oligarchi, in quella che, una volta ristrutturata, sarà la casa di William e Kate. E pensare che il principe è il preferito di Sua Maestà. Ma il soldo è soldo, money is money, perfino il ministero della Difesa organizza una svendita di materiale militare, in surplus o dismesso. Così si possono comprare camicie e pantaloni mimetici, stivaloni, o i mitici kilt dei reggimenti scozzesi come i Black Watch o i Seaforth Highlanders, che sono andati a ruba, visto che costavano soltanto sessanta sterline, spedizione compresa. Ma sul sito edispodals.com si trovano anche motovedette a quindicimila sterline, una nave idrografica per esplorare l’Artico a ventimila, un aereo Lightening T-5, che ha volato per vent’anni fino al 1988. Il dettaglio è che è senza motori. Ma in tempo di crisi c’è chi passa sopra alla storia, figuriamoci al buon senso.