«Big Green», l’ecologia al centro dei piani Ibm

Nell’ambito dell’iniziativa Big Green, Ibm ha sviluppato un nuovo programma che consente di monitorare con precisione i consumi energetici dei sistemi mainframe, ossia dei megacervelloni centralizzati, particolarmente potenti e affidabili, in grado di funzionare per anni senza mai interrompere la loro attività.
Per la prima volta nel settore, Ibm inizierà a pubblicare i dati dei consumi energetici tipici per il mainframe Ibm System z9. Dati che derivano dalle effettive misurazioni sul campo di circa mille macchine dei clienti, stabilendo il consumo medio in termini di Watt per ora. I criteri sono gli stessi adottati per valutare il consumo di benzina a chilometro per le automobili e i kiloWatt/anno per le apparecchiature elettroniche. I dati raccolti in agosto e settembre indicano che l’utilizzo medio di energia è più che dimezzato rispetto agli altri modelli dello stesso target. Con questa iniziativa, Ibm diventa la prima azienda ad accogliere le raccomandazioni di un recente rapporto dell’Epa, l’agenzia statunitense per l’ambiente, che invita i fornitori di server a pubblicare i dati dei consumi energetici tipici. «A maggio Ibm ha varato il Project Big Green - spiega Francesco Stronati, vicepresidente Systems and Technology Group Ibm Italia -; si tratta di una mobilitazione su scala globale con un investimento di un miliardo di dollari, a riprova del fato che l’ambiente è sempre stato uno dei valori portanti della strategia e della cultura Ibm. Oggi a causa dell’enorme crescita di risorse tecnologiche si rende necessario un impegno maggiore sia per gli impatti ambientali sia per quelli economici di aziende e istituzioni». Secondo gli analisti di IDC tra il 2000 e il 2010 i server installati passeranno da 15mila a 45mila e la capacità di memorizzazione passerà dalle poche centinaia di petabyte del 2000 a 12mila petabyte nel 2010; i costi di acquisizione rimangono sostanzialmente stabili mentre la spesa tecnologica cresce in maniera proporzionale alla numerosità dei server; i costi di gestione aumenteranno di 4 volte in 10 anni e aumenterà soprattutto il consumo energetico (8 volte in 10 anni). «Si aggiungano poi i costi legati agli impianti di raffreddamento e ai guasti che vanno ricondotti a cause termiche - prosegue Stronati - e IDC stima che per ogni dollaro speso in tecnologia, il valore dei consumi è pari a 50 centesimi, cifra che arriverà a essere 76 centesimi nel 2010. Noi per primi abbiamo affinato e adottato metodologie che ci hanno permesso di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 40% nel periodo 1990-2005. Entro il 2010 Ibm raddoppierà la propria potenza di calcolo interna senza aumentare né il consumo energetico né le emissioni di CO2, generando un risparmio annuale di 5 miliardi di kilowattora».