Big Luciano, sublime faccia tosta

«Pregavo Padre Pio perché alla Juve non venissero concessi rigori fasulli». Firmato Luciano Moggi. Lo dico sinceramente, per aver trovato il coraggio di pronunciare una simile frase, Big Luciano andrebbe assolto da ogni accusa passata, presente e futura che lo indica come il vero tessitore di «Calciopoli». C’è un che di sublime in questa dichiarazione fatta dall’ex direttore generale della società bianconera a «Petrus», quotidiano cattolico on-line cui Lucianone ha deciso di confessarsi «perché siete veramente cristiani». E, nelle pieghe dell’intervista, Moggi trova anche il modo per rivelare che da giovane era stato in seminario «ma me ne andai subito perché capii che non avevo una vera vocazione».

Una vera fortuna per la Chiesa. Ma ve l’immaginate che cosa sarebbe successo se Big Luciano fosse diventato Don Luciano? Un vescovo chiuso in sagrestia perché non era d’accordo con lui sulla spartizione delle elemosine, chierichetti riempiti di carte sim (rigorosamente acquistate all’estero) per non far sapere ad alcuno il vino preferito da Don Luciano per dire Messa e via discorrendo.

Non so se Moggi si rende conto della comicità di questa intervista, ma io comincio ad ammirarlo. Avere il coraggio di portare a simili livelli la propria faccia tosta - pur in una società dove le facce toste non mancano - non è da tutti. Ma «Pregavo Padre Pio perché alla Juve non venissero concessi rigori fasulli» è anche l’ammissione di un fallimento umano e religioso. Il Santo con le stimmate non aveva evidentemente grande considerazione di questo suo devoto che si recava spesso al santuario di Pietrelcina. Forse Lucianone, nonostante la sua sbandierata fede, non meritava molte attenzioni né particolari riguardi. O, forse, Padre Pio era juventino.

Non vogliamo essere irriverenti né, tanto meno, vogliamo prendere in giro chi ha fede. Il fatto è che con questa intervista Luciano Moggi è andato oltre lo «stile Moggi», ha superato se stesso e, con una frase sola, è riuscito a prendere in giro tutti noi appassionati di calcio e, quel che più conta, tutti quelli che credono davvero.

La chiosa migliore è del cardinale Ersilio Tonini: «Si tratta di atteggiamenti umani spiegabili in base alla psicologia di ciascuno. Poi ci pensa il Signore a dare la giusta importanza alle cose. Sono atteggiamenti che sorprendono ma che non mi scandalizzano. Ognuno si presenta per quel che è, certo il livello non è troppo elevato». Decisamente no.