Il bigamo Said ascolta i suoni della città

L'Articolo 2 (Ita - 1993) di Maurizio Zaccaro, con Mohamed Miftah, - 100’’

Sud del mondo sperduto, latrare di cani, vento, polvere, pochi alberi, lo sterrato che circonda. Un vecchio ha le mosche sul viso, chiede a fatica notizie dei figli. Non vivrà a a lungo. L'anziana moglie accanto canta, una donna li conforta. È una povertà al limite della dignità. Molti extracomunitari recano un peso di questo genere. Che è un bagaglio terribile. Con i titoli di testa ci si ritrova nell'hinterland milanese, tra gli operai che lavorano agli scavi del metrò: tra loro l'algerino Said Keteb (l'ottimo Mohamed Miftah - «I giardini dell'eden»), uno dei figli del vecchio. È un immigrato di prima generazione, con una vita dura ma felice, in regola con i permessi di soggiorno e di lavoro, rispettato dai colleghi. Manda soldi in Algeria, vive con la moglie Malika (la brava Naima El Mcherqui) e tre figli. È un «diverso» rispetto alle esperienze dei disperati di oggi, semiclandestini e impossibilitati ad arrivare in Italia senza un permesso di lavoro. Anche la donna che confortava suo padre ha tre figli. Si chiama Fatma (Rabia Ben Abdallah, perfetta). Dopo la morte del vecchio si imbarca in un viaggio/odissea per raggiungere Said. Si prosegue per un po' su questo doppio binario: Said, la sua famiglia, un figlio alle elementari («disegna che cosa vedi dalla finestra di casa» - il resto della classe nell'ora di religione ripete i dieci comandamenti) ed il viaggio lento di Fatma per terra e mare. Lei scrive una lettera dove annuncia il lutto, dice che la madre sta uscendo di senno ed i campi son secchi. Lui la legge piangendo: in quel volto un dolore che è simbolo di un altro mondo, spezzato nell'indifferenza globale. Cerca a fatica di mettersi in contatto con i parenti (è presto per i cellulari). In una cabina, mentre piove, cerca di chiamare il paese (Ain Safra). Subisce un pestaggio: «finocchio di marocchino senza casa, guarda qui, mi sto bagnando il trench, stronzo!». La violenza non viene mostrata. Sulla nave chiedono a Fatma: «vengono a prenderti a Genova?». Proprio a Genova la fermano alla dogana ed inizia un'altra storia. Il milanese M. Zaccaro («Un uomo per bene», «Un uomo semplice»), classe 1952, David di Donatello nel '91, firma soggetto, sceneggiatura e regia di un film dal budget ridotto e senza attori di richiamo eppure asciutto, attento, consapevole, a tratti emozionante, mai noioso. Allievo di Olmi, collaboratore di Nichetti (produttore del film), mostra fervore, impegno civile, sensibilità. Le belle musiche di Vlad e Capponi sostengono a dovere. La nave entra in porto, la Polizia attende. Con i suoi bambini, 50.000 lire ed un'indirizzo di Milano in tasca il funzionario della Dogana dovrebbe rimpatriarla. Lei si dispera, con la città sfocata che assiste dalle finestre. Anche Fatma è moglie di Said, anche i suoi bambini sono figli di Said. «Tutto quello che ho fatto e costruito in questi anni rischia di perdersi nel nulla per un solo motivo: perché ho due mogli». Said è accusato di bigamia. Non capisce: «Io non mi sento affatto fuori dalla legge. Ci accusano perché possiamo avere più mogli, conosco tanti miei colleghi che hanno una moglie ed un'amante e per loro è tutto regolare. Eppure commettono adulterio» . Non fa una grinza. Said ride in faccia al collega Saverio (Fabio Sartor) che gli consiglia un avvocato… donna. Il magistrato ingiunge alle donne di non vivere nella stessa casa, «come suggerito dal Min. degli Interni». Entro 90 giorni Said deve trovare una casa per una delle due, «a sua scelta». Said dovrebbe andare perfino in tv da Biagi a raccontare la sua vicenda: morirà in un incidente sul lavoro. Una scritta sul finale: «Anche per l'ultimo viaggio di Said nessuno si preoccupò della sua fede religiosa. Il suo corpo fu composto in una bara… sul cui coperchio… c'era un crocifisso». Peccato per la scelta di martirio da libro «Cuore» e per l'improbabilità delle scene in Tribunale. L'art. 2 della Costituzione dice: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica e economica e sociale».
Vincitore cat. miglior film al Premio Cinema '94 & Società ed al 1° Premio storia di Cinema '94 ; Premio Solinas '91 per la miglior sceneggiatura originale. Indubbiamente un bel film. Di Genova si vedono cenni del porto, qualche molo, interni della Staz. Marittima. Lì avviene il sospirato incontro, una visita medica. In qualche modo la città, punto di snodo del racconto, si sente, si avverte, con i suoi suoni (le sirene delle navi, i gabbiani), si riconosce.
Non disponibile attualmente; noleggiabile in vhs in videoteche specializzate.