La biglietteria è chiusa? Il viaggio costa di più

«E poi l’assessore Merella dice di lasciare a casa la macchina! Ma vorrei sapere cosa deve fare una famiglia che di domenica vuol prendere il treno per andare in Riviera, ad Arenzano, a Bogliasco o a Sori a fare due passi?!».
La rivolta dei viaggiatori del giorno festivo scatta nel ponente cittadino, a Voltri e a Prà, ma anche a Cornigliano dove alla domenica o in qualunque giorno che non sia lavorativo non è possibile fare un biglietto chilometrico per viaggiare in treno.
«E così, chi arriva in stazione e vuol prendere il treno per evitare code si trova costretto, come è successo a molti in questi giorni - a pagare un supplemento a bordo del convoglio, una volta che arriva il bigliettario», spiega Ildo Canneva, capogruppo di Alleanza nazionale nella circoscrizione Ponente, che comprende Voltri, Pegli e Sestri.
«È accaduto tanto nelle vacanze pasquali, tanto nell’ultima domenica a parecchie famiglie, che magari sono spaventate dal problema del traffico in autostrada e della ricerca infinita di un posteggio e con le belle giornate vanno volentieri a fare due passi in Riviera» continua il consigliere di circoscrizione che se la prende con le Ferrovie perché «se il servizio a terra è carente, o non esiste proprio - spiega - non bisognerebbe fare pagare alla gente una multa o un supplemento se è costretta a fare il biglietto a bordo». Canneva se la prende inoltre con l’abbandono nel quale sono lasciate le stazioni del ponente cittadino: «Anche quella di Prà, bella nuova, ormai è davvero diventata un luogo di abbandono e non fa onore alle Ferrovie lasciare una stazione in quelle condizioni - dice -. Non ci sono servizi se non in qualche eccezione, non sono presidiate e non rappresentano certamente un incentivo per non andare in giro in macchina». Quindi l’appello alle Ferrovie. «Si potrebbe almeno poter fare il biglietto in treno andando a cercare il controllore come si faceva qualche anno fa - è il suggerimento - almeno si renderebbe un servizio al pubblico e si incentiverebbe, questa volta sul serio, il trasporto pubblico».