Biglietti, no del calcio al governo

Galliani e Giraudo: non c’è tempo per realizzare i ticket nominativi. Due quesiti polemici: chi paga gli steward? Chi ammoderna gli stadi?

Marcello Di Dio

da Roma

Il calcio contro il governo per i nuovi decreti antiviolenza firmati la scorsa settimana. Lo scontro è soprattutto sulla nominatività dei biglietti, una delle innovazioni più importanti previste dal decreto del ministro dell’Interno Pisanu. Ieri il tema è stato oggetto di animata discussione in Consiglio federale. Sia Giraudo, amministratore delegato della Juventus, che Galliani hanno espresso grosse perplessità sull’effettiva realizzazione del progetto, in tempi per altro molto brevi (poco più di due mesi, visto che il campionato di serie A scatterà il 27 agosto). In pratica, le società non sarebbero in grado di gestire la nominatività. L’appunto di fondo è che i rivenditori autorizzati dei tagliandi delle partite non avrebbero il potere di chiedere i documenti di identità. Ma ai club non piacciono nemmeno le novità di tipo organizzativo, come gli steward all’inglese per tutelare la sicurezza sul terreno di gioco (il problema è chi dovrà pagarli) e i correttivi tecnologici come i tornelli agli ingressi (non si sa chi dovrà realizzarli). Insomma, a parte l’Olimpico, i cui lavori di «ammodernamento» dovrebbero iniziare intorno al 20 giugno come promesso dal Coni, gli altri impianti non sarebbero pronti per l’inizio della prossima stagione.
Ecco che il presidente della Lega calcio Galliani ha addirittura richiesto una deroga a Carraro, il quale si sarebbe difeso dicendo che nella riunione al Viminale aveva portato delle proposte diverse, poi non accettate. Venerdì il numero uno della Figc incontrerà alcuni rappresentanti del ministero dell’Interno, tra i quali il responsabile dell’ufficio ordine pubblico Francesco Tagliente, per esplicitare le rimostranze del mondo del calcio. Possibile che nel prossimo Consiglio federale, posticipato al 29 giugno, l’argomento torni all’ordine del giorno.
E al momento sembra marciare a rilento il progetto dell’allargamento della prova televisiva, atta a punire i comportamenti antisportivi, dalle simulazioni ai tocchi di mano. Era stato lo stesso Carraro, al termine del workshop sulla sicurezza negli stadi svoltosi la scorsa settimana, a garantire che entro luglio ci sarebbero state nuove norme comportamentali e di giustizia sportiva per adeguarsi agli standard europei. Ieri ha invece precisato che i tempi saranno più lunghi, anche perché la Commissione che sta lavorando sul progetto di riforma ha altre riunioni in calendario. Carraro ha anche sottolineato che il Consiglio federale del 15 luglio sarà dedicato alle iscrizioni ai campionati, annunciando che si «preannuncia un’estate calda, anzi di più», non mitigando il suo pessimismo sullo stato di salute economico del nostro calcio. «Quest’anno abbiamo varato delle norme severe, con l’obbligo gravoso di non avere pendenze con l’Erario al 31 marzo». A provocare tanta preoccupazione, «la situazione economica del Paese tutt’altro che florida, che si parli di crisi o recessione», e la consapevolezza che «non tutte le società si son rese conto della necessità di ridimensionare le spese».
Detto delle norme sui ripescaggi e della situazione-Collina congelata fino alla fine degli spareggi, per quanto riguarda il controllo antidoping incrociato su sangue e urine, l’Assocalciatori e la Lega professionisti su proposta di Carraro hanno deciso che sarà obbligatorio dal prossimo campionato. Infine la Federcalcio ha presentato il logo per la candidatura dell’Italia ai campionati Europei del 2012 (una candidatura definita forte dal direttore generale dell’Uefa Olsson).

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