«Biglietti più cari per fare arrivare i treni in orario»

In ritardo un convoglio su 5, Forza Italia accusa le Fs. La Regione: «Per vagoni e servizi servono 50 milioni»

Un treno su cinque in Lombardia arriva in ritardo. E nei vagoni si accalca una folla di gente pari al doppio dei posti a sedere. Risultato: la vita del pendolare è un continuo destreggiarsi tra corse contro il tempo e convivenza forzata con i compagni di viaggio. Mille imprevisti senza sconti sugli abbonamenti mensili, che in media si aggirano sui 100 euro. D'estate sui vagoni si gela per l'aria condizionata troppo alta, d'inverno ci si scioglie per il riscaldamento agli eccessi e all'arrivo in ufficio si è già fortemente provati da viaggi in piedi appesi a un palo e da giornali letti in comune con altre otto teste in mezzo metro quadrato.
Sui 1.770 treni che in un giorno circolano in Lombardia viaggiano oltre 500mila passeggeri. Chi si sposta da una città all'altra infatti, nel 33,7% dei casi predilige le rotaie. In un solo giorno, su autostrade e ferrovie, si spostano 5,7 milioni di persone e, facendo un rapido conto, il tempo medio dei tragitti complessivi si aggira intorno a qualcosa come 7 milioni di ore al giorno. Circa un'ora e mezza a testa. Numeri enormi, disagi enormi. Da riparare.
La Regione non si tira indietro, nel 2007 stanzierà 32 milioni di euro per l'acquisto di nuovi treni. Entro la fine del 2006 saranno in circolazione 78 nuovi locomotori. Dal 2001, gli investimenti per i treni sono stati pari a 871 milioni di euro, di cui 727 da parte della Regione: il doppio rispetto a quanto hanno speso le altre regioni. Progressivamente si stanno sostituendo le vecchie locomotive e si sta potenziando tutto il servizio ferroviario.
Il problema dei trasporti ferroviari è stato oggetto dell'audizione di ieri dell'assessore lombardo alle Infrastrutture e Mobilità, Raffaele Cattaneo, alla commissione Territorio del Consiglio regionale. Dal 2009, per potenziare i servizi, occorrono 50 milioni di euro ed è necessario strutturare un programma che, secondo Cattaneo, può puntare su più aspetti: dalla revisione delle tariffe, «scelta impopolare ma necessaria», all'incremento delle risorse pubbliche, «battaglia combattuta da anni». «Il meccanismo tariffario - spiega Cattaneo - va innanzitutto reso più equo con aiuti mirati alle categorie più deboli». Contrario all'aumento del costo dei biglietti è il vicepresidente del Consiglio, il diessino Marco Cipriano, che reputa la scelta «ingenerosa nei confronti dei pendolari».
Per il miglioramento del servizio, l'assessore Cattaneo pensa anche a un coinvolgimento dei privati nella gestione dei servizi: «FerrovieNord e Rfi - spiega - rimarrebbero pubblici, mentre i servizi potrebbero essere erogati da più soggetti privati, come accade per la telefonia e come sta per accadere nel settore elettrico».
Durante l'audizione, il presidente della commissione Trasporti, Marcello Raimondi (Fi), ha fatto notare che «Trenitalia è in una grave crisi organizzativa e finanziaria che si ripercuote sui pendolari».