Un biglietto da visita sgualcito

Si parla della nuova sistemazione della zona Fiera come del «biglietto da visita» della nostra città. Probabilmente sarà vero, certamente sarà opera prestigiosa. Per chi arriva a Milano molto spesso i biglietti da visita sono invece fatti diversamente e non credo esista uno «stampatore» in grado di modificarli in breve tempo. Ne è un esempio quella imponente costruzione che occupa il trapezio tra viale Molise, via Faà di Bruno, via degli Etruschi e piazza Insubria. Proprio a pochi metri dal piazzale Cuoco, uno dei terminali più frequentati per chi arriva dall'autostrada del Sole. Lo spettacolo è tra i meno edificanti, non lontano da quelli che si possono osservare nelle periferie delle città nordafricane. Qui non si parla né di un'architettura già di pessimo gusto alla sua nascita, né dei graffiti che la decorano, ma piuttosto del suo degrado materiale, con facciate snaturate nel tempo da contaminazioni di ogni tipo: tendaggi esterni, rattoppi, riparazioni, opere d'abusivismo e quant'altro. Il tutto di conseguenza non può che riflettersi negli interni. Una denuncia questa che tocca un tasto grave e spinoso. Cosa si nasconde dietro queste facciate? Siamo andati ad indagare, a constatare e la risposta sta nella considerazione che una società davvero civile non può né crescere né abitare serenamente dietro simili storture. Ci troviamo davanti ad un «manifesto» sociale che sta sotto gli occhi di centinaia e centinaia di automobilisti e passanti, che segnala il fatto concreto che le condizioni dell'abitare in una città come la nostra, che manifesta ambizioni e spesso si autoincensa, sono troppo differenti non solo da quartiere a quartiere, ma anche da casa a casa, che magari può essere quella di fronte o di fianco alla nostra. Un problema da approfondire e che necessita soluzioni di non scarsa portata.