Il biglietto da visita di Veltroni: Roma ha il record delle tasse

Studio dell’Andoc colloca la Capitale in testa alla classifica della pressione fiscale su famiglie e imprese, a fronte di servizi scadenti Ingorde pure Bologna e Napoli, virtuosa Milano

Roma - È Roma la capitale italiana delle tasse. In uno scenario che prefigura, per le famiglie, tributi elevati che non corrispondono alla qualità (scadente) dei servizi offerti dall’amministrazione Veltroni. E per le imprese un fardello che incide negativamente sulla competitività. Dieci anni dopo la sua prima introduzione (28 settembre 1998), la fiscalità locale si caratterizza sempre più come un fenomeno aggiuntivo, e non di compensazione, rispetto a quella nazionale. Una realtà fatta di enormi disparità tra le regioni, confermata dallo studio presentato ieri, proprio a Roma, dall’Andoc (l’Associazione nazionale dottori commercialisti) in collaborazione con il Centro studi Cives.

La ricerca assume come campione di riferimento le nove più grandi città italiane (Bologna, Roma, Napoli, Palermo, Torino, Genova, Firenze, Venezia e Milano), rilevando gli indici 2007 relativi alle addizionali comunali e regionali (fonte il sito internet www.finanze.it) e alla Tariffa rifiuti (fonte www.anci.it). Per omogeneizzare l’indagine è stata formulata un’ipotesi standard di una famiglia di quattro persone, con un reddito annuo di 27mila euro, residente in un’abitazione di 80 metri quadrati. A far emergere la «stangata locale» che grava sulle famiglie è il prospetto che unisce i dati dell’Irpef comunale e regionale (sommate) con la tassa sui rifiuti: Roma, con 753 euro annui, risulta la città con la tassazione locale più alta, seguita da Bologna (746 euro) e Napoli (739 euro). Milano è in penultima posizione con 561 euro, mentre Firenze è ultima con 462 euro. La prima tabella dello studio mostra invece l’incidenza dell’Irpef sul reddito: Bologna è in testa con l’1,95%, seguita da Napoli e Roma a pari merito con l’1,90%. Ultima Milano, con l’1,15%. Proprio la capitale si segnala per le sue costanti performance negative. Un «caso Roma» che l’assessore al Bilancio, Marco Causi, allontana con una difesa d’ufficio: «La pressione pro capite è di 616 euro».

Ma le dolenti note non finiscono qui: l’Andoc infatti ha incrociato i dati appena citati con la classifica 2006 sulla qualità della vita pubblicata da Italia Oggi. E la sproporzione è evidente: con l’eccezione di Bologna - sesta nella graduatoria di Italia Oggi e seconda in quella dell’incidenza delle imposte locali -, nelle altre tre città tra le prime quattro per livello di tassazione, la qualità della vita è decisamente bassa. Roma, prima per incidenza della fiscalità locale, è al 51° posto in quella dei servizi offerti. Napoli è terza come pressione fiscale e all’ottantacinquesimo posto di Italia Oggi, Palermo è rispettivamente quarta e ottantatreesima. Meglio Milano, ottava per le tasse e ventunesima per i servizi. Infine le imprese: lo studio analizza l’Irap e la Tassa sui rifiuti, ancora nelle nove città campione, su cinque attività ipotizzate con reddito zero. Con un ristorante di cinque dipendenti in 300 metri quadrati a Roma si paga il 300 per cento in più di tariffa rifiuti al metro quadrato rispetto a Milano (28,02 euro contro 10,25 euro). Nel settore alberghiero (nell’ipotesi di un hotel di 8 dipendenti e 800 metri quadrati) Lazio e Campania pagano l’Irap più alta d’Italia, mentre un albergatore milanese paga «solo» 2,28 euro al metro quadrato di Ta.Ri contro i 14,12 di un collega palermitano e i 7,37 di un romano. Nel settore delle costruzioni infine, nuovo testa a testa tra Roma e Napoli, con Torino e Milano ancora ultime sia per Irap sia per i rifiuti.

Dati allarmanti, «che confermano come il boom della fiscalità locale - sottolinea il senatore di An, Andrea Augello - abbia ormai toccato livelli di emergenza».