Bignardi: il mio eroe? L’agente di «24» e «Lost» è una droga

La conduttrice è una fan delle serie Tv: «Sono stata fulminata da Casalinghe disperate, ma ora le trame sono troppo intricate»

da Milano

Daria Bignardi, ricorda la sua prima volta?
«Non posso scordarla. È stata con le Casalinghe disperate. Una vera folgorazione. La sigla della prima edizione delle Invasioni barbariche era ispirata proprio a quella del telefilm».
Intende dire che non aveva mai visto serie americane prima di sintonizzarsi sugli intrighi di Wisteria Lane?
«Sono una fan dell'ultima ora, lo ammetto. Da ragazza seguivo solo Happy days. Ero una secchiona e consideravo i telefilm una perdita di tempo, anche se piacevolissima».
Chi l'ha introdotta a questa passione?
«Mio marito (Luca Sofri, ndr). È lui il vero fan sfegatato di casa. Scarica serie da Internet di continuo, anche se forse non dovrei dirlo. Sono tutte in lingua originale, con i sottotitoli in italiano».
Le guardate insieme?
«Sì, la sera. Mandiamo a letto i bambini e poi ci piazziamo davanti al computer finché non crolliamo dal sonno. Mi spiace di non avere il tempo per seguirle in Tv, mi perdo tutta l'emozione della suspense tra una puntata e l'altra. Le mie droghe sono 24 e soprattutto Lost. Non riesco a smettere di vederlo, anche se ormai lo odio, non ne posso più».
Come mai?
«Mi sembra che la novità si sia esaurita con le prime due stagioni. Sono state incredibili, ricordo ancora il brivido che ho provato quando John Locke è riuscito ad aprire la botola o, per la prima volta, sono comparsi gli Altri. In quelle occasioni ho pensato che gli sceneggiatori fossero dei geni, ma ormai navigano a vista, gli episodi mozzafiato sono uno su quattro. Anche le Casalinghe mi hanno stancata, le trame sono troppo intricate e io mi perdo».
Qual è il suo eroe?
«Jack Bauer, l'agente segreto di 24. È l'unica serie che non mi ha mai delusa, anche se in Italia mi sembra che sia stata un po' maltrattata. L'interpretazione di Kiefer Sutherland è magistrale, e trovo magnetico il meccanismo a bomba ad orologeria».
E fra i naufraghi di Lost chi preferisce?
«Sawyer, il biondino un po' maledetto ma simpatico. Kate invece non la sopporto, la trovo assai poco credibile come "bad girl". E mi deprime anche la coppia di coreani, mi annoiano quei lunghi flashback sulle loro vite. Non mi sono mai piaciuti i personaggi a tesi, preferisco quelli più controversi, sono accattivanti».
Oltreoceano, oggi fanno tendenza i telefilm a luci rosse.
«Californication l'ho trovato delizioso. Alcune scene sono un po' forti, è vero. Ma è ben costruito e il sesso, alla fine, è un elemento secondario, sono i dialoghi brillanti la cifra distintiva di quel telefilm».
A proposito di sesso, il 30 maggio arriverà nelle sale il film di Sex and the city. È anche lei una fan di Carrie Bradshaw e delle sue Manolo Blahnik?
«L'ho scoperta troppo tardi. Ho visto in dvd i primi episodi quando ormai erano datati e non sono più riuscita ad appassionarmi. Non credo che vedrò il film».
A se J. J. Abrams portasse al cinema il suo Lost?
«Anche in quel caso, forse non oserei andare. E se poi si rivelasse una delusione? È un rischio reale. I telefilm americani mi appassionano anche perché si dilungano sui dettagli e sui caratteri dei personaggi, il cinema invece è assolutistico».
Serie italiane ne ha mai seguite?
«Finora no, per mancanza di tempo. Ma mi hanno parlato bene di Boris, mi sono già procurata il cofanetto della prima stagione, la vedrò questa estate».
In generale, in tv che cosa guarda?
«Ballarò di Floris e Annozero di Santoro. E in queste settimane sono diventata una fan di X Factor, lo show musicale di Raidue. Quei ragazzi sono dei talenti autentici, non vedo l'ora che disputino la finale».
E i suoi figli? Cominciano già ad appassionarsi ai teen-drama?
«La piccola vede ancora i cartoni. Per il grande, che ha 11 anni, esiste solo il Chuck Norris di Walker Texas Ranger, su Rete 4. Vorrebbe vederlo tutte le sere, ma ogni tanto devo scontentarlo e cambiare canale per seguire il telegiornale».
Ormai persino i politici citano i serial: Fini ha attaccato i Soprano, Di Pietro ripete spesso «mi sembra un telefilm»…
«Per forza, sono entrati nell'immaginario comune. Il loro fascino è innegabile».
Finora non ha mai citato l'idolatrato Dottor House di Canale 5. Se n'è dimenticata?
«No, è solo che non mi appassiona. Io sono un tipo da thriller».