La Bignardi verso i Telegatti «Faranno ricontare le schede»

È la prima volta che un programma di La7 concorre ai premi di «Tv Sorrisi e canzoni». «Nelle Invasioni Barbariche cerco di mettere di tutto come in un giornale»

da Milano

Daria Bignardi, da stasera a mezzanotte le Invasioni barbariche saranno in vacanza.
«Pausa natalizia. Ma torniamo il 2 febbraio».
Giusto una settimana dopo la consegna dei Telegatti. Per le Invasioni si parla di plebiscito. Lei vinse già dopo aver presentato il primo Grande Fratello. Ora il bis sarebbe un trionfo.
«Per tirarmela un po’ potrei mandare un pellerossa a ritirare il premio, come fece Marlon Brando agli Oscar».
Oppure ritirarsi, come ha fatto Mentana con Matrix.
«Allora per il Grande Fratello a polemizzare fu Cecchi Paone. Stavolta Enrico. Ha anche ragione: è curioso che in lizza non ci siano anche programmi come Ballarò o Report. Però sdrammatizzerei. Trattasi di Telegatti: con rispetto parlando, un bel gioco popolare, mica il premio Pulitzer».
Fosse davvero snob come si dice (sapete quella storiella della Bignardi che fa solo programmi per gente con tre lauree e il parquet in casa), alla redazione del popolare Tv Sorrisi e Canzoni non sarebbe arrivata quella mitragliata di voti via sms di cui già si favoleggia e le Invasioni barbariche non farebbero il doppio della media di ascolti della 7. Talvolta sono anche cinque milioni di contatti, numeri stellari, segno che al venerdì sera nel salotto barbarico lo spettatore si sente a casa e comunque ci fa un salto. Insomma, come dice Baricco, che la Bignardi cita volentieri, «i barbari siamo noi, sono le mutazioni della società che vanno conosciute e non respinte».
Allora le Invasioni fanno davvero informazione.
«Io cerco di metterci sempre tanto di tutto, in due ore e mezza di diretta tre interviste e altri due argomenti. Cerco di fare un giornale che si possa sfogliare senza sbadigliare».
Non siete troppo autoreferenziali?
«Forse capiterà, ma andare da Mauro Corona a Loredana Bertè passando per Fini e Veronesi tiene abbastanza al riparo dall’aria fritta».
In Italia si cerca ancora un erede di David Letterman.
«Letterman é fantastico. Anche i suoi ospiti lo sono. E comunque gli anglosassoni hanno una marcia in più, c'é poco da fare, quando si parla di giornalismo e di spettacolo. Sarà la lingua...».
Dicono che lei segua la lezione di Carlo Verdelli.
«Magari. Verdelli è un direttore così attento e preciso che controlla persino le didascalie».
Anche Mentana è puntiglioso.
«Il meccanismo delle votazioni come lo ha spiegato il direttore di Sorrisi, Umberto Brindani, mi sembra chiaro. Ma si può sempre chiedere a Deaglio di farci una bella inchiestona con tanto di dvd: oggi come oggi se non riconti le schede, che votazione è?».
Appunto, chi vi ha votato?
«Chi lo sa? Forse quelli a cui piace sorprendere. Stasera ad esempio c’è Clementina Forleo, il magistrato che disse che non bisognava confondere il terrorismo con la resistenza irachena, mai apparsa in tv».
Però lei ha ospitato anche Alba Parietti o Anna Falchi, tutt’altro che sorprese.
«Vero. Però cerco di inventarmi un punto di vista diverso: qualche volta ci riesco».
Scusi, ma allora chi è lo spettatore delle Invasioni?
«Trasversale. Quando siamo stati nominati ai Telegatti, sul sito del carcere di San Vittore hanno scherzato: “Cara Daria, tutta la mala di Milano è con te, se non lo vinci, il premio te lo rubiamo noi”. E alcune associazioni gay e lesbiche hanno messo un banner per la votazione sul sito. E un convitto cattolico ci ha detto di far campagna elettorale per noi».
Ma lei non era una snob?.
«Ma va là. Io sono di Ferrara. Lì gli snob se li mangiano».