Bilanci contestati, arriva il revisore

RomaCi hanno provato, ma non ci sono riusciti. Il presidente del comitato dei garanti di Alleanza nazionale, Donato Lamorte, ha cercato di rinviare sine die la riunione prevista per ieri pomeriggio a causa dei lavori parlamentari. La seduta si è tenuta ugualmente e si è aggiornata a oggi.
I tre componenti finiani (oltre a Lamorte ci sono Raisi e Digilio) dovranno rispondere agli altri sei componenti della gestione del partito. Non si tratta solo di fare chiarezza sull’immobile di Montecarlo donato dalla contessa Colleoni e ceduto a una società off-shore per essere affittato al «cognato» di Gianfranco Fini. Ci sono anche altre questioni all’ordine del giorno, definito molto prima che l’affaire monegasco fosse messo in evidenza dal Giornale.
In primo luogo, il rispetto delle determinazioni dell’ultimo congresso del marzo 2009, quello che ha deciso la confluenza e nel Pdl e la costituzione entro il 2011 della Fondazione An che subentrerà al partito nella titolarità dei diritti. Nell’attesa è stato nominato un comitato di gestione presieduto dal finiano Vincenzo Pontone e composto dalla finiana Rita Marino e da Giovanni Catanzaro. Comitato di gestione che dovrebbe agire «secondo indicazioni e direttive impartite dal comitato dei garanti».
Ma, a quanto pare, così non è stato. Giacché nel rendiconto 2009 di Alleanza nazionale figura un anticipo a valere sui contributi pubblici all’editoria di circa 3,5 milioni a Il Secolo d’Italia srl, l’editrice dell’house organ finiano presieduta da Enzo Raisi. Analogamente si è registrata una rinuncia a 950mila euro di crediti verso il quotidiano diretto da Flavia Perina. Senza che i garanti ne fossero adeguatamente informati. Ecco perché già in una precedente riunione l’operatività del comitato di gestione era stata ridimensionata all’ordinaria amministrazione.
La gestione del patrimonio immobiliare rientra nella stessa fattispecie di contestazioni. Anche se la cessione dell’appartamento di 14 Boulevard Princesse Charlotte è avvenuta nel 2008 e, quindi, quando il partito era ancora politicamente attivo, An esiste ancora e dunque i garanti sono tenuti a render conto della gestione a tutti coloro che ne hanno fatto parte e che si sono associati alla costituenda Fondazione.
L’iscrizione a bilancio della cessione di un immobile del partito a un prezzo inferiore alle quotazioni di mercato (300mila nella cessione, 67mila euro quelli messi a bilancio) è materia sulla quale discutere. E non poco giacché i sei garanti non finiani chiederanno di affidare a una primaria società di revisione (PriceWaterhouse Coopers o Ernst & Young) un severo scrutinio di tutto il patrimonio del partito incluse le società controllate, cioè le immobiliari e Il Secolo. Una cosa è certa: anche in caso di divorzio dei finiani dal Pdl e dai loro ex colleghi dell’Msi e di An, il patrimonio del partito resterà intangibile. Non ci sarà nessuna spartizione, nessuna divisione dei beni. Tutto confluirà nella Fondazione e nessuno potrà utilizzarlo per lanciarsi in imprese avventuristiche.