Bilanci falsi, chiesto il rinvio di Galliani

Inter: "archiviato" Moratti, coinvolti Ghelfi e Gambaro. L’ad rossonero: "Con Massimo operazioni regolari"

Milano - Divisi dalla fede calcistica e, ora, anche nella sorte giudiziaria. Nel derby del presunto «doping amministrativo», il presidente dell’Inter Massimo Moratti e il vicepresidente del Milan Adriano Galliani prendono strade diverse. Per il primo, infatti, la Procura di Milano chiederà l’archiviazione, mentre per l’ad di via Turati il pm Carlo Nocerino ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di falso in bilancio.

Il patron nerazzurro, dunque, esce dalle carte dell’inchiesta milanese, che ipotizzava l’esistenza di plusvalenze fittizie realizzate dalle due società attraverso lo scambio di giocatori a prezzi gonfiati. Prescritti, infatti, i presunti illeciti attribuiti a Moratti in relazione al bilancio 2003 (chiuso a giugno), mentre per il 2004 - quando la carica di presidente era ricoperta da Giacinto Facchetti, che firmò il rendiconto annuale - non sarebbero emersi elementi per provarne la partecipazione diretta alle operazioni di mercato considerate «sospette». A rischiare il processo, tuttavia, sono altri due dirigenti di via Durini: Rinaldo Ghelfi, attuale vicepresidente e ad nel periodo 1999-2003, e l’ex amministratore delegato Mauro Gambaro. Non è prescritto, invece, il falso in bilancio contestato a Galliani. La contabilità 2003 del Milan, infatti, è stata chiusa a fine dicembre.

Dunque, prima che la scadenza dei termini permettesse al vicepresidente rossonero di ottenere il proscioglimento. Infine, in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità penale dei soggetti giuridici, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio anche per le due società, che rischiano così una pena pecuniaria e la confisca degli eventuali profitti legati al reato.

«Sono contento, l’archiviazione per quanto mi riguarda mi fa piacere, ma sono sicuro che anche per l’Inter si risolverà tutto positivamente», commenta Massimo Moratti. «La società - rende noto l’Inter in un comunicato - confida a questo punto di giungere a una sollecita e favorevole definizione delle posizioni dei dirigenti ancora coinvolti, nella consapevolezza del loro operato nonché della perfetta regolarità dei bilanci del club». Una «trasparenza» di cui parlano anche in via Turati. Il club rossonero fa infatti sapere che «in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio per pretese false comunicazioni sociali del proprio amministratore delegato Adriano Galliani, l’Ac Milan ne conferma l’assoluta estraneità agli addebiti e confida che la piena correttezza dei bilanci della società venga accertata nei tempi più solleciti». «Io e Moratti non abbiamo ucciso nessuno - chiosa Galliani - abbiamo solo fatto delle regolari operazioni di calciomercato».

E se l’inchiesta penale è chiusa, non altrettanto quella sportiva. Le carte milanesi, infatti, finiranno per arricchire il fascicolo aperto dal procuratore della Figc Stefano Palazzi, titolare dell’inchiesta sul «doping amministrativo» nata dall’esposto dell’ex presidente del Bologna Giuseppe Gazzoni Frascara. Una denuncia inizialmente indirizzata contro la Roma di Franco Sensi. La stessa società a cui, ora, il Codacons chiede di assegnare lo scudetto 2005/2006, quello vinto a tavolino dall’Inter.