Bilanci, Milano scopre un tesoretto Roma invece è vicina al crac

Palazzo Marino approva un bilancio con 156 milioni di attivo. Il sindaco Moratti assicura: &quot;Ora investimenti per grandi opere e per migliorare i servizi ai cittadini&quot;. A Roma, invece, Veltroni ha lasciato una pesante eredità: <strong><a href="/a.pic1?ID=267377">un buco da un miliardo</a></strong>

Milano - «Milano non usa e non intende usare l’addizionale Irpef». Prendete nota, è promessa di sindaco. «Non aumenteremo le tasse. Un impegno che abbiamo preso e lo manterremo». Giugno è tempo di bilanci anche per il Comune e Letizia Moratti dà un’occhiata al futuro dei suoi concittadini. Sereno, visto il Consuntivo 2007. Milano non ha debiti. Chiusi i conti, Palazzo Marino si ritrova addirittura tra le mani un «tesoretto» di 156 milioni di euro. Un compito che sotto la Madonnina sembra facile facile. Da anni, infatti, gli amministratori (ormai da qualche lustro targati centrodestra) portano a casa una pagella da primi della classe. Prima Gabriele Albertini che si è sempre vantato di essere l’unico sindaco di grande città ad aver riportato in attivo i bilanci di tutte le aziende municipalizzate, ora la Moratti al suo secondo traguardo su due tagliato in attivo.

Ora bisognerà solo decidere come spendere i soldi rimasti in cassa. Oltre 20 milioni saranno destinati alle «spese correnti», ovvero ai singoli assessorati che li dedicheranno ad asili, sicurezza, cultura, spettacoli, arredo. Ci saranno poi i 42 milioni di euro da aggiungere ai 547 già stanziati per le grandi opere. «Le strade - ricorda il vicesindaco Riccardo De Corato - due nuove linee di metropolitane, i nuovi bus ecologici». Altri 87,96 milioni «saranno vincolati per i Fondi svalutazioni e Fondi rischi». Di questi, 36 milioni (più 6 rispetto all’anno precedente) dedicati agli accantonamenti per le operazioni finanziarie. Come quelle dei «derivati» su cui si è pronunciata in maniera critica la sezione Controllo della Corte dei conti, forse l’unico brutto voto in una pagella da secchioni. Altri 5,18 milioni per «l’accantonamento obbligatorio nel fondo Ici», con i milanesi che quest’anno risparmieranno 140 milioni di imposta sulla prima casa. Una politica adottata dal governo imitando Milano dove l’Ici è stata portata dal 5 al 4,7 per cento con un primo taglio e poi al 4,4.

«A Roma - sorride la Moratti - ci hanno assicurato che si troverà il modo per far recuperare ai Comuni i minori introiti Ici. Non ho motivo di credere che il rimborso non arrivi». Meno tasse e stessi (anzi maggiori) servizi come i 300 nuovi posti negli asili, il 17 per cento dei letti in più nelle residenze per anziani, i libri gratuiti fino al secondo anno delle superiori, gli 8 milioni di euro in più per la sicurezza, i 36 per la casa sembrerebbero un binomio difficilmente coniugabile.

La ricetta? «La nostra politica - spiega il sindaco - di messa in efficienza della vecchia macchina amministrativa. L’anno scorso il 10 per cento di risparmi, quest’anno un altro 13». Nuovi contratti per risparmiare su energia, riscaldamento, telefoni. E poi le forniture, gli acquisti interni e una sempre maggior informatizzazione degli uffici. Senza dimenticare il recupero dell’evasione fiscale. E 250 milioni di euro (quasi il 15 per cento dell’intero bilancio) in multe.