Bilanci in rosso? Pagano i cittadini

Il governo ha destinato un miliardo e mezzo a Regioni e Comuni per coprire i buchi della Sanità e per compensare i mancati introiti dell’Ici. Gli amministratori locali hanno un buon motivo per essere contenti, i cittadini hanno un buon motivo per essere attenti. Quando l’amministratore locale esulta il contribuente si preoccupa. Il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli ha brindato nei giorni scorsi - prima del miliardo di Tremonti - a «un successo per la nostra città», il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo s’è detto «molto soddisfatto».

Quale successo? Soddisfatto di che? Lo si spiega facilmente. Sia al Comune di Catania sia alla Regione Lazio è stato assicurato dal governo un robusto foraggiamento di denaro pubblico: che certamente non placherà, ma un po’ attenuerà la perenne fame pecuniaria di alcuni - troppi - enti locali italiani. Il Comune di Catania, retto dal centrodestra, ha avuto 140 milioni di euro - senz’altro a fondo perduto, lo si ammetta o no - per poter provvedere, trovandosi in bancarotta, ad alcuni elementari obblighi istituzionali e umani. Come il pagamento degli stipendi ai dipendenti, come il pagamento delle bollette all'Enel e di conseguenza l’illuminazione delle strade, come la raccolta dell’immondizia o la sepoltura dei morti paralizzate dagli scioperi. I 140 milioni sono una boccata d’ossigeno, per sistemare tutte le pendenze ce ne vorrebbero 700. Ma così il sindaco può vantare un successo, la città fallita può tirare avanti, tra feste e deprecazioni di passate spensieratezze: come i premi per due milioni e 130mila euro attribuiti alla dirigenza municipale, quasi che si fosse distinta per una gestione brillante.

Il soddisfatto Marrazzo - centrosinistra, ad attestare il carattere bipartisan dello sfascio - ha ottenuto dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi il trasferimento alla Regione entro il prossimo 5 dicembre di un miliardo e 300 milioni di euro, come prima tranche dei cinque miliardi che sia il «governatore» sia - a cascata - il sindaco di Roma Gianni Alemanno attendono da mesi per ripianare la voragine della Sanità. Da notare, in questo caso, il trionfale squillo di tromba di Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma. «Si tratta - ha declamato lo Zingaretti - d’un risultato figlio innanzitutto della battaglia politica a difesa dei diritti dei cittadini del Lazio portata avanti con tenacia e con coraggio dal presidente Marrazzo». Per la tenacia passi. Ma non vedo quale coraggio ci sia nell’accattonaggio politico. Nonostante innumerevoli e autorevoli promesse di riforma, di novella virtuosità, di austerità, continua a imperversare l’andazzo di sprecopoli.

La politica locale dilapida, e l’esecutivo deve intervenire soccorrevole: con soldi pubblici, ovviamente. Gli amministratori - una folla - che di questo sistema si sono giovati potranno adesso invocare l’alibi internazionale. Vedete - diranno - che anche negli Stati Uniti, cultori del liberismo economico e del mercato, si sta facendo ricorso alla mano pubblica per rimediare agli errori o alle colpe o ai brogli d’un management finanziario avido e incapace insieme. Perché dare addosso a noi? Per un paio di buone ragioni (quale che sia il giudizio sulle misure americane). La situazione delle casse comunali o provinciali o regionali dell’Italia sperperatrice non sono state scoperte adesso, d’improvviso. Denunce sulla loro esistenza e sulla loro scandalosa intollerabilità sono fioccate da inchieste, articoli, libri: da ogni possibile pulpito tranne quelli delle nomenklature politiche locali. E poi negli Usa molti responsabili delle malversazioni sono chiamati a risponderne penalmente e non gratificati da premi di produttività e da elogi.

Ma occupiamoci dell’Italia. Sulla quale aleggia l’annuncio d’un federalismo fiscale che - si sostiene - porrà fine alla sagra dei finanziamenti a pioggia e delle erogazioni agli spendaccioni penalizzanti i buoni amministratori. Invece siamo alle solite, ecco Marrazzo, ed ecco Raffaele Stancanelli, erede del flamboyant Umberto Scapagnini. I pagatori delle tasse, che sono invece grigi e anonimi, non si sentono tranquilli.