Bilancia insiste sul complice «Sparò lui nel primo delitto»

Diego Pistacchi

da Genova

Aveva già ucciso ma nessuno lo sapeva. E nessuno soprattutto sapeva che dopo quel duplice omicidio, Donato Bilancia avrebbe ucciso ancora 14 volte. Forse neppure lui stesso sapeva che nella «Casa del boia» avrebbe iniziato la «carriera» da serial killer. Solitario? Lui oggi nega per l’ennesima volta. Anzi, insiste che a premere il grilletto nel primo delitto non fu lui.
La «Casa del boia». La chiamavano così quella palazzina appena ristrutturata che si affacciava sul Porto Antico di Genova, perché ci aveva abitato il boia dell’antica Repubblica marinara. Ma il 24 ottobre del 1997 l’appartamento del quarto piano con mansarda era diventato il nido d’amore di Maurizio Parenti e Carla Scotto, installatore di giochi elettronici nei bar lui, commessa in una boutique lei. Una coppia appena tornata dal viaggio di nozze.
Ma Maurizio Parenti, per via del suo lavoro era finito nel giro delle bische, dei videopoker illegali. Gioco d’azzardo insomma. Lì aveva incrociato il suo destino con quello di Donato Bilancia. Che, sentiti i discorsi dei suoi partner al tavolo verde, Parenti e Giorgio Centanaro, si era convinto di essere stato raggirato al tavolo verde da quei due uomini che considerava amici. Questo, secondo la confessione del serial killer, era il movente dell’omicidio degli «sposini». Una confessione oggi ritrattata. Bilancia scrive dal carcere al quotidiano Il Mattino di Padova e dice di essere stato solo presente al delitto ma di non aver sparato.
Secondo il racconto del suo primo interrogatorio dopo l’arresto invece, Bilancia aspettò che Maurizio Parenti e Carla Scotto rientrassero a casa. Salì con loro nell’appartamento, forse tenendoli già sotto il tiro di una pistola. Una volta in casa li costrinse a entrare in camera da letto. Minacciando la donna, il killer costrinse Parenti ad aprire la cassaforte. Dal forziere sparì una collezione di orologi di pregio, ma Bilancia spiegò che la sua era solo una mossa per depistare le indagini. E che appena fuori casa, si liberò della refurtiva buttandola in un cassonetto della spazzatura.
Il killer voleva vendicarsi, così uccise Maurizio Parenti che aveva ammanettato e legato. Poi sparò a Carla Scotto, che aveva visto tutto. Le indagini partirono subito male. Il processo dimostrò persino che nessuno aveva pensato di rilevare le impronte sulle manette con cui era stato immobilizzato Parenti. Bilancia aveva precedenti penali e il suo nome sarebbe saltato fuori dal computer. Si parlò subito di assassini al plurale, perché Parenti era un ragazzo prestante, che non si sarebbe fatto immobilizzare tanto facilmente, soprattutto avendo accanto a sé la moglie. Assassini, ripete oggi Bilancia. Ma ora, come in passato, non fa il nome del complice. «Il fascicolo resta aperto - spiegano in Procura a Genova -. Ma contro ignoti. E Bilancia comunque dovrà scontare quell’ergastolo per complicità in omicidio». Quell’ergastolo, come tutti gli altri tredici.