«Bilancia presto libero? Tornerà ad uccidere»

Ilaria Cavo presenta il suo libro: «Non potevo scriverlo, ma tutti i periti hanno detto che ammazzerà ancora»

Erika Falone

Tra due anni sarà fuori. Sarà libero, a termini di legge, se il magistrato di sorveglianza non troverà il modo di opporsi. E Donato Bilancia, appena fuori, ucciderà ancora. Sembrava eccessivo l’annuncio-choc fatto dal Giornale nella recensione del libro «Diciassette omicidi per caso» di Ilaria Cavo e da qualcuno snobbato. La realtà potrebbe essere anche peggiore. Non solo il rischio che il più spietato serial killer d’Italia ottenga un permesso premio tra due anni è terribilmente concreto, ma addirittura il primo pensiero dell’uomo che non ha più nulla da perdere potrebbe essere quello di aggiungere sangue alla scia dei diciassette omicidi già compiuti.
È la stessa autrice del libro a raccontare il particolare inedito e più agghiacciante, quello che «non poteva essere scritto nel libro». La verità è che «tutti gli psichiatri che hanno visitato Bilancia hanno detto che una volta fuori di galera ucciderebbe di nuovo - annuncia la giornalista -. Non me lo hanno potuto dire ufficialmente perché l’unica perizia che vale è quella secondo cui il killer è capace di intendere e volere. E una seconda perizia, che forse andava fatta, non c’è mai stata. Ma Bilancia ucciderebbe ancora. E lo dico anche con un po’ di preoccupazione, perché il mio libro non deve essergli stato molto gradito».
Ieri sul Teatro della Gioventù, durante la presentazione genovese del libro di Ilaria Cavo, è calato il gelo. Ecco che il libro diventa prima di tutto un appello - ed è questo il punto che non deve sfuggire - perché chi ha commesso diciassette omicidi in sei mesi non possa tornare a piede libero. Per rispettare il dolore delle famiglie delle vittime, ma non solo: perché il lavoro di chi ha rischiato la propria pelle per catturarlo non sia vanificato, perché non si ripeta più l'orrore di quei giorni.
Un appello forte, quello di Ilaria Cavo, ex direttrice di Primocanale, che da cinque anni lavora per la trasmissione «Porta a porta», che è stato raccolto immediatamente da tutta la Genova presente al Teatro della Gioventù. C'era la Genova «che conta», quella dei politici e degli amministratori. C'era la «Genova bene», la Genova «dell'informazione», delle tv e della carta stampata, e c'era la «Genova dei tanti», dei curiosi, degli ammiratori, di chi non ha voluto mancare all'appuntamento.
Sul palco, Margherita Rubino, presidente del Circolo Culturale «I Buonavoglia» che ha organizzato l'incontro, la giornalista Barbara Palombelli che non ha risparmiato gli elogi a Ilaria Cavo e la psicologa Gianna Schelotto hanno ripercorso le pagine di «Diciassette omicidi per caso», edito da Mondadori. Si è sviscerato il caso «Bilancia» in tutti i suoi aspetti: con il colonnello Luciano Garofano dei Ris di Parma si parla delle indagini, di come sia stato rilevante lo studio dei proiettili utilizzati e delle tracce biologiche ritrovate sulle scene dei delitti. Si è parlato della paura che c'era in quel periodo, nel '98, quando si consigliava alle donne di non recarsi ai servizi in treno per evitare di incontrare il mostro. Si è tentato di ricostruire, avanzando per ipotesi, la psicologia di Bilancia che con tanta facilità entrava ed usciva dai panni del freddo killer per andare, con le mani ancora sporche di sangue, a trovare i genitori, a giocare a carte con gli amici.
«Nel mio lavoro mi trovo spesso di fronte a persone che ritengono di essere state poco amate quando erano bambini - spiega Gianna Schelotto -. Non è detto che questa mancanza ci sia stata davvero. Eppure queste persone in età adulta tendono o a riversare tutta la colpa del mancato amore su se stessi, oppure riempiono questa mancanza con l'odio e con la vendetta. Potrebbe essere il suo caso». Ma l’unico vero tema di discussione, di dibattito, era proprio quello sulla «notizia»: Bilancia presto libero, Bilancia che tornerebbe a uccidere. È silenzio nella sala quando la voce di Fabrizio Matteini, attore, ripercorre alcuni passi del romanzo. Nella sua, si fondono le voci dei parenti delle vittime, di chi ha avuto paura e ha sofferto. Di chi, come la Cavo, non vuole che tutto questo possa ripetersi nuovamente.