Il bilancio degli italiani, tra arrivi e partenze

Trentacinque eurodeputati hanno lasciato il loro seggio europeo per ritornare in
Italia a ricoprire incarichi nazionali e locali. Polemiche sulle troppe assenze dei nostri rappresentanti. Le battaglie bipartisan su diritti umani, tutela del made in Italy, internet e pedofilia

Strasburgo - Finiti i cinque anni di legislatura europea, per i 78 della pattuglia italiana è tempo di bilanci e anche di campagna elettorale, con gli occhi nuovamente puntati su Strasburgo. Per gli eurodeputati italiani la nuova tornata prevede una cura dimagrante e la delegazione, in virtù del trattato di Nizza, scenderà a 72, con la possibilità di arrivare a 73, col trattato di Lisbona.

Chi ha fatto le valigie In questi anni molti eurodeputati, quasi la metà, hanno lasciato il loro seggio europeo per ritornare in Italia a ricoprire incarichi nazionali e locali. Sono stati, infatti, 35 i cambi in corsa di deputati rientrati in Italia. Fra questi anche i due capi delegazione di Forza Italia e del gruppo italiano nel Pse. Il primo, Antonio Tajani, è stato nominato commissario Ue quando Franco Frattini ha lasciato Bruxelles per diventare ministro degli Esteri. Alla guida della delegazione socialista Nicola Zingaretti ha lasciato il posto a Gianni Pittella per andare alla provincia di Roma.

Polemiche sulle assenze Durante la legislatura non sono mancate le polemiche sulle presenze e sulle assenze degli eurodeputati italiani. L’Europarlamento, dopo insistenti richieste del radicale Marco Cappato e l’approvazione di una risoluzione, ha messo online le presenze dei 785 eurodeputati in aula. Dai dati emerge che il più presente è stato Sepp Kusstatscher (Sinistra e Libertà), europarlamentare che, dall’inizio della legislatura nel luglio 2004, ha totalizzato 286 sedute su 289, il 98%. Il suo record è stato doppiato da Francesco Ferrari (Pd) che dall’inizio del suo mandato, il 5 luglio 2007, ha partecipato a 108 sedute su 110. Ma questi dati non hanno impedito alla London School of Economics (Lse) di fare due calcoli per affermare che i rappresentanti italiani all’Europarlamento sono i più pagati ma anche i più assenteisti, totalizzando in media un 72% di presenze a fronte al 93% degli austriaci, primi della lista.

Battaglie bipartisan I cinque anni appena conclusi hanno visto gli eurodeputati italiani impegnati nella battaglia bipartisan per il riconoscimento del "made in" e confrontarsi sui temi caldi dell’immigrazione, dei diritti umani, del rispetto dei consumatori, ma anche su internet e pedofilia. Alcuni dei 78 parlamentari italiani sono stati anche promotori e a volte protagonisti di iniziative importanti come i controlli sulle sostanze chimiche pericolose, le indagini sui voli Cia in Europa, la qualità dei prodotti alimentari, il riconoscimento delle qualifiche professionali, l’immigrazione, il dialogo tra culture e religioni.