Il bilancio della notte di Marassi

Dopo gli scontri, il momento dei bilanci: è di otto tifosi serbi arrestati e 47 denunciati a piede libero il resoconto finale diramato dalla Questura di Genova sulla notte di follia al Ferraris, mentre 19 tifosi che facevano rientro in patria sono stati fermati dalla polizia di frontiera serba. Nessun processo per direttissima, inoltre, per Ivan Bogdanov (che oggi dovrà presentarsi davanti al gip per l’udienza di convalida del fermo) e per gli altri sette arrestati: così facendo il sostituto procuratore di Genova, Cristina Camaiori, vuol consentire allo stesso magistrato e agli investigatori di approfondire le indagini sugli scontri e di delineare meglio le posizioni dei singoli arrestati. I reati ipotizzati vanno dal danneggiamento aggravato alla violazione delle norme di ordine pubblico. «Ma Bogdanov andrebbe incriminato per tentata strage», rincara il ministro degli interni Maroni. Intanto la Digos di Verona ha aperto un’indagine sui rapporti tra gli estremisti di destra veronesi e i nazi nazionalisti serbi, nell’ipotesi che siano accomunati nelle tifoserie calcistiche. La polizia, in collaborazione con i carabinieri, sta indagando tra l’altro su alcuni pullman di tifosi serbi partiti da Verona e Vicenza, oltre che su una bandiera della Serbia con la scritta «Verona» apparsa tra gli ultrà serbi durante l’incontro di calcio.
Nel frattempo, divampa la polemica: mentre in Italia si parla di falle nel circuito informativo dell’intelligence serba, la federcalcio balcanica attacca l’organizzazione italiana, responsabile «di un’organizzazione catastrofica della partita»: «L’Italia e l’Uefa - spiega Zoran Lakovic, segretario generale della federcalcio - erano state più volte avvisate del rischio di incidenti». Un’accusa respinta a più voci: «Nessun appunto alle nostre forze di polizia», la difesa del ministro degli Esteri Frattini che denuncia «difetti di comunicazione dell’intelligence serba». «Con le informazioni in nostro possesso - rincara Maroni - si è rischiato un “Heysel 2”: in base alle informazioni che ci sono arrivate si è rischiata una strage. Sono tentato di ribattere all’Uefa e a Platini quando si disse contrario alla tessera del tifoso: se in Europa fosse in vigore il sistema italiano, Daspo più tessera, non sarebbe successo nulla». Dello stesso tenore anche il sottosegretario agli Interni Mantovano che parla di «prevenzione impossibile se da monte arrivano informazioni incomplete». Più critico invece, Walter Veltroni: «Al di là del fax inadeguato arrivato dalla Serbia, noi avremmo dovuto avere l’attenzione adeguata: sono d’accordo sul giudizio sul campo, ma non possiamo dire che sia andato tutto bene».
Ma, tolta la voce fuori dal coro di Veltroni, anche il mondo del pallone si allinea con quello della politica. «Credo al ministro Maroni e non vedo quale responsabilità possa avere la Figc», spiega il Presidente del Coni Petrucci. Più sarcastico Abete, numero uno della Federcalcio: «Blatter dice che il modello inglese avrebbe funzionato meglio? Mi aspettavo una riflessione sull’arbitro Moreno».