Bilancio partecipato: dimenticata la voce «soldi per la sanità»

La Regione mette alla porta la politica sanitaria. Così almeno risulterebbe prendendo per buoni i risultati della campagna sul bilancio partecipativo organizzata dall’assessorato guidato da Luigi Nieri, intitolata «Metti la tua voce in bilancio», per invitare i cittadini a esprimere le proprie preferenze e priorità su quanto c’è da fare sul territorio.
In pratica su quanto e su cosa si dovrebbero impegnare le risorse della prossima finanziaria regionale. Già perché proprio in questi giorni l’esecutivo si accinge a scrivere il documento che porterà, al vaglio del parlamentino della Pisana, gli investimenti per il 2010. E l’indagine svolta tra ottobre e i primi di novembre avrebbe dato anticipatamente alcuni esiti. Ma c’è qualcosa che non quadra. È infatti sorprendente che la cura della salute o più esplicitamente le politiche assistenziali non siano state menzionate tra le scelte prioritarie da finanziare e incentivare. Anzi di queste voci, sia nei questionari pubblicati dall’assessorato al Bilancio sia dall’elenco delle priorità indicate dagli intervistati non v’è ombra. In pratica nessun cittadino - oltre 12mila i partecipanti all’iniziativa - ha espresso preferenze, idee, proposte in merito all’offerta sanitaria. Piuttosto sarebbero stati preferiti altri temi. Le energie rinnovabili (5.122 preferenze), la raccolta differenziata dei rifiuti (4.302), il trasporto pubblico (4.053). Non manca l’interesse al reddito minimo garantito (3.548), il sostegno all’inserimento degli immigrati (2.829), gli incentivi alle iniziative culturali (2.464) e al turismo (1.925). È spontaneo porsi la questione su che fine abbia fatto la sanità. Quelle voci sono state forse state liberamente cassate? Un dubbio indotto dal fatto che ogniqualvolta agenzie, istituti, associazioni, sindacati propongono indagini o questionari sulle politiche regionali emerge prepotente la richiesta di incrementare la sanità: tra abbattimento di liste d’attesa, incremento dei pronto soccorso, rispetto dei posti letto in base alle necessità del territorio, assistenza domiciliare e continuità assistenziale. Inoltre questi sono i temi più dibattuti perché la cittadinanza sa bene che il Lazio impiega l’82% delle risorse in sanità - come peraltro non si stanca di ripetere lo stesso ministro del welfare Maurizio Sacconi -. Ma se è così che senso avrebbe chiedere ai cittadini dove vogliono convogliare il restante 18 per cento? Non ce l’ha. A meno di non sopravvalutare l’iniziativa per la quale la Regione si fregia di essere «un’Amministrazione all’avanguardia mondiale sul terreno della partecipazione democratica». Una democrazia partecipativa un po’ sui generis… Partecipazione scarsa e proposte a senso unico. Che però non sfuggono a chi fa opposizione. «Qualcuno deve pur farlo presente. Il bilancio partecipato tanto caro all’assessore Nieri, e che caro costa alle casse regionali, è un’iniziativa inutile - rimprovera Fabio Desideri (Pdl), vicepresidente della commissione Urbanistica del Consiglio regionale del Lazio - perché è stato poco partecipato dagli stessi cittadini. Lo dicono i numeri: 12mila e 500 votanti sono una goccia nel mare. Inoltre la finanziaria regionale si basa su scelte politiche intraprese, purtroppo, a porte chiuse e finestre oscurate. Eppoi la prossima manovra economica sarà tecnica, per ovvi motivi di transizione. Ergo, la Regione e Nieri si potevano risparmiare, in tutti i sensi, questa ennesima, capricciosa, trovata di propaganda».